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«Robert, mi dispiace tantissimo.» Gli occhi scuri di Ambra Vidal erano spalancati per la paura e il senso di colpa. «Non ho idea di chi ci sia dietro a questa storia assurda, ma ti stanno esponendo a rischi enormi.» La futura regina di Spagna sollevò il cellulare di Edmond. «Chiamo subito Mónica Martín.»

«Non lo faccia» disse dal telefono la voce di Winston. «È esattamente quello che vogliono al Palazzo. È una trappola. Stanno cercando di farvi uscire allo scoperto, inducendovi a contattarli per rivelare dove vi trovate. Cerchi di ragionare. Le sue due guardie reali sanno che lei non è stata rapita, eppure si sono prestate a diffondere questa menzogna e a venire a Barcellona per darvi la caccia. È evidente che in questa storia è coinvolto l’intero Palazzo. E, dato che il comandante della Guardia Real è agli arresti, questi ordini devono arrivare da qualcuno più in alto di lui.»

Ambra trattenne il fiato. «Cioè… da Julián?»

«Una conclusione inevitabile» disse Winston. «In questo momento il principe è l’unico a Palazzo ad avere l’autorità di arrestare il comandante Garza.»

Ambra chiuse gli occhi per qualche istante, e Langdon intuì che era sopraffatta da una grande tristezza, come se quella prova apparentemente incontrovertibile del coinvolgimento di Julián avesse appena cancellato l’ultima speranza che le era rimasta dell’estraneità del suo fidanzato a tutta quella faccenda.

«Si tratta della scoperta di Edmond» disse Langdon. «Qualcuno a Palazzo sa che stiamo cercando di rendere pubblico il video di Edmond e sta facendo di tutto per impedircelo.»

«Forse pensavano di avere raggiunto il loro scopo mettendo a tacere Edmond» aggiunse Winston. «Non si erano resi conto che la questione non era ancora chiusa.»

Tra i due calò un silenzio sconcertato.

«Ambra» disse piano Langdon «è chiaro che io non conosco il tuo fidanzato, ma sospetto fortemente che il vescovo Valdespino abbia una grande influenza su Julián. Ricordati che Edmond e Valdespino erano in contrasto ancora prima che iniziasse l’evento al museo.»

Lei annuì, titubante. «In un caso o nell’altro, tu sei comunque in pericolo.»

D’un tratto udirono il debole suono di sirene in lontananza.

Langdon sentì accelerare il battito. «Dobbiamo trovare subito la poesia» disse, riprendendo a cercare tra gli scaffali. «Lanciare la presentazione di Edmond è l’unico modo per salvarci. Se la rendiamo pubblica, chiunque stia cercando di metterci a tacere capirà che è troppo tardi per farlo.»

«Vero» disse Winston «ma le autorità locali continueranno a darle la caccia pensando che lei sia un sequestratore. Non sarà al sicuro finché non batterà il Palazzo al suo stesso gioco.»

«E come?» chiese Ambra.

«Il Palazzo ha usato i media contro di voi» proseguì Winston senza esitazione «ma è un’arma a doppio taglio.»

Langdon e Ambra rimasero ad ascoltare Winston che spiegava loro velocemente un piano molto semplice, e Langdon dovette ammettere che avrebbe gettato all’istante i loro inseguitori nel caos e nella confusione.

«Ci sto» accettò subito Ambra.

«Ne sei sicura?» le chiese Langdon titubante. «Non potrai più tornare indietro.»

«Robert, sono stata io a metterti in questa situazione pericolosa. Il Palazzo ha avuto l’impudenza di usare i media come un’arma contro di te, ora io la userò contro di loro.»

«Più che giusto» commentò Winston. «Chi di spada ferisce di spada perisce.»

Langdon rimase sbalordito. “Davvero il computer di Edmond ha appena citato il Vangelo?” Si domandò se non fosse più appropriato citare Nietzsche: “Chi combatte con i mostri dovrebbe guardarsi dal diventare, così facendo, un mostro lui stesso”.

Prima che Langdon avesse la possibilità di protestare ancora, Ambra si era già avviata giù per il corridoio con il cellulare di Edmond in mano. «Trova la password, Robert!» gli disse al di sopra della spalla. «Torno subito.»

Langdon la vide scomparire in una piccola torretta la cui scala a chiocciola portava sulla terrazza notoriamente infida della Pedrera.

«Sta’ attenta!» le gridò.

Rimasto da solo, Langdon lanciò un’occhiata giù per il corridoio sinuoso a coste di serpente e cercò di dare un significato a quello che aveva visto nell’appartamento di Edmond: teche di oggetti insoliti, una citazione incorniciata che proclamava la morte di Dio e un Gauguin inestimabile che poneva le stesse domande che Edmond aveva fatto al mondo quella sera. “Da dove veniamo? Dove andiamo?”

Langdon non aveva ancora trovato niente che alludesse alle possibili risposte di Edmond a quelle domande. Fino a quel momento la ricerca aveva dato come unico risultato un volume che sembrava potenzialmente rilevante – Arte inspiegabile –, un libro fotografico su alcune creazioni misteriose dell’uomo tra cui Stonehenge, i busti dell’isola di Pasqua e le vaste “linee nel deserto” di Nazca, geoglifi disegnati su scala così estesa da essere distinguibili solo dall’alto.

“Non molto utile” decise Langdon e si rimise a cercare tra gli scaffali.

Fuori, le sirene aumentarono d’intensità.

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