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Sempre più in affanno, Langdon scorreva con lo sguardo la collezione di libri che tappezzava il corridoio di Edmond.

“Poesie… devono esserci delle poesie qui da qualche parte.”

L’arrivo inaspettato della Guardia Real a Barcellona aveva fatto partire il timer di una pericolosa bomba a orologeria, eppure Langdon era fiducioso di avere abbastanza tempo. Dopotutto, una volta che lui e Ambra avessero individuato il verso preferito di Edmond, avrebbero impiegato solo un secondo a digitarlo sul suo cellulare e a trasmettere la presentazione al mondo intero. “Come voleva Edmond.”

Langdon lanciò un’occhiata ad Ambra, più avanti sul lato opposto del corridoio, che continuava la ricerca sulla parete sinistra mentre lui passava al setaccio quella di destra. «Vedi qualcosa lì?»

Ambra scosse la testa. «Finora solo scienza e filosofia. Nessuna poesia. Niente Nietzsche.»

«Continua a guardare» le disse Langdon riprendendo la ricerca. In quel momento stava esaminando una sezione di spessi tomi di storia.

Privilegio, persecuzione e profezie: la Chiesa cattolica in Spagna Per la spada e la croce: l’evoluzione storica della monarchia mondiale cattolicaI titoli gli ricordavano una storia cupa che gli aveva raccontato Edmond anni prima, dopo che lui aveva fatto un commento sul fatto che l’amico, per essere un ateista americano, pareva avere una strana ossessione per la Spagna e il cattolicesimo. “Mia madre era di origini spagnole” aveva replicato Edmond in tono distaccato. “E una cattolica perseguitata dai sensi di colpa.”

Mentre Edmond gli confidava la tragica storia della propria infanzia, Langdon non aveva potuto fare altro che ascoltarlo stupito. Sua madre, gli aveva spiegato, si chiamava Paloma Calvo ed era la figlia di due umili braccianti di Cadice. A diciannove anni si era innamorata di un professore universitario di Chicago, Michael Kirsch, in Spagna per un congedo sabbatico, ed era rimasta incinta. Sapendo come la rigida comunità cattolica emarginasse le madri non sposate, Paloma non aveva avuto altra alternativa che accettare la tiepida proposta dell’americano di sposarlo e di trasferirsi con lui a Chicago. Subito dopo la nascita del figlio Edmond, il marito di Paloma era stato investito e ucciso da un’auto mentre tornava a casa in bicicletta al termine delle lezioni.

“Un castigo divino” aveva sentenziato il padre di Paloma.

I genitori non avevano voluto che la figlia tornasse a Cadice e ricoprisse di vergogna la famiglia. Anzi, l’avevano ammonita che quella grave tragedia altro non era che un chiaro segno della collera divina e che lei non sarebbe mai stata ammessa nel regno dei cieli a meno che non si fosse dedicata anima e corpo a Cristo per il resto della sua vita.

Quando Edmond era piccolo, Paloma aveva lavorato come cameriera in un motel, cercando di crescerlo meglio che poteva. Di notte, nel loro squallido appartamento, leggeva le Scritture e pregava per la remissione dei peccati, ma sprofondava sempre di più nella povertà e, di pari passo, cresceva in lei la certezza che Dio non fosse soddisfatto della sua penitenza.

In disgrazia e tormentata dalla paura, dopo cinque anni Paloma si era convinta che l’atto d’amore materno più estremo che lei potesse compiere nei confronti del figlio era di concedergli una nuova vita, al riparo dalla punizione di Dio per i suoi peccati. E così aveva messo il piccolo Edmond in un orfanotrofio ed era tornata in Spagna, dove era entrata in convento. Edmond non l’aveva più rivista.

A dieci anni, lui aveva appreso che la madre era morta, ignorando però che si era impiccata in convento, sopraffatta dal dolore fisico per un digiuno che si era autoimposta.

“Non è una bella storia” aveva concluso Edmond. “Venni a sapere tutti i particolari quando ero alle superiori e, come puoi bene immaginare, il fanatismo esasperato di mia madre c’entra molto con il mio odio per la religione. La chiamo ‘la terza legge di Newton per crescere un bambino: a ogni follia corrisponde una follia uguale e contraria’.”

Dopo avere ascoltato quel racconto, Langdon aveva capito perché, quando si erano conosciuti a Harvard durante il primo anno di università di Edmond, lui era così pieno di rabbia e di amarezza. Langdon si era anche meravigliato che Edmond non si fosse mai lamentato, nemmeno una volta, della sua infanzia difficile. Anzi, si era definito “fortunato” per quei sacrifici iniziali, perché gli erano serviti da stimolo per raggiungere i due obiettivi che si era posto fin da bambino: primo, uscire dalla povertà e, secondo, contribuire a denunciare l’ipocrisia della fede, che lui era convinto avesse rovinato sua madre.

“Un successo su entrambi i fronti” pensò tristemente Langdon continuando a esaminare la biblioteca di Edmond.

Dopo essere passato a una nuova sezione di scaffali, individuò molti titoli che riconobbe, la maggior parte dei quali era attinente all’interesse che Edmond nutriva da sempre per i pericoli della religione:

L’illusione di DioDio non è grandeL’ateo tascabileLettera a una nazione cristianaLa fine della fedeIl virus di Dio: come la religione infetta la vita e la cultura Nel corso dell’ultimo decennio, nelle classifiche dei bestseller di saggistica erano spuntati libri che sostenevano la razionalità anziché la fede cieca. Langdon doveva ammettere che il distacco culturale dalla religione era diventato sempre più visibile… persino nel campus di Harvard. Di recente il “Washington Post” aveva pubblicato un articolo sull’“ateismo di Harvard”, in cui affermava che per la prima volta nei trecentottant’anni di storia dell’ateneo tra gli studenti del primo anno erano più gli agnostici e gli atei che i protestanti e i cattolici insieme.

Allo stesso modo, in tutto il mondo occidentale spuntavano come funghi le organizzazioni antireligiose – come gli American Atheists, la Freedom from Religion Foundation, l’American Humanist Association, l’Atheist Alliance International – che si opponevano a quelli che venivano considerati i pericoli dei dogmi religiosi.

Langdon non aveva mai fatto molto caso a quelle associazioni finché Edmond non gli aveva parlato dei Brights, un movimento globale che, nonostante il nome spesso frainteso, appoggiava un’etica naturalistica priva di elementi soprannaturali o mistici. Tra i membri dei Brights c’erano intellettuali autorevoli come Richard Dawkins, Margaret Downey e Daniel Dennett. A quanto pareva, le file dell’esercito degli ateisti si stavano ingrossando e armando di artiglieria pesante.

Solo qualche minuto prima Langdon aveva visto dei libri di Dawkins e Dennett mentre faceva passare la sezione della biblioteca dedicata all’evoluzione.

Il classico di Dawkins L’orologiaio cieco sfidava energicamente il concetto teleologico che gli esseri umani – come gli orologi dal meccanismo complesso – potevano esistere solo grazie a un “progettista”. In modo simile uno dei libri di Dennett, L’idea pericolosa di Darwin, sosteneva che la selezione naturale da sola era sufficiente a spiegare l’evoluzione della vita e che i modelli biologici complessi potevano esistere anche senza l’aiuto di un progettista divino.

“Dio non serve alla vita” rifletté Langdon, ripensando brevemente alla presentazione di Edmond. D’un tratto la domanda “Da dove veniamo?” risuonò con maggior forza nella sua mente. “Potrebbe essere questa una delle scoperte di Edmond?” si domandò. “L’idea che la vita esista da sola… senza bisogno di un Creatore?”

Il concetto, naturalmente, era in netto contrasto con tutte le principali teorie creazioniste, e questo rese Langdon ancora più curioso di scoprire se fosse sulla strada giusta. Ma era anche vero che quell’idea sembrava impossibile da dimostrare.

«Robert?» chiamò Ambra, dietro di lui.

Si voltò e vide che lei aveva finito di esaminare il suo lato della biblioteca e stava scuotendo la testa.

«Qui non c’è niente» gli disse. «Tutti saggi. Ti aiuto a controllare dalla tua parte.»

«Anche qui lo stesso, finora.»

Mentre Ambra si avvicinava agli scaffali dalla parte di Langdon, la voce di Winston gracchiò dal vivavoce.

«Signorina Vidal?»

Ambra sollevò il cellulare di Edmond. «Sì?»

«Lei e il professor Langdon dovete vedere subito una cosa» disse Winston. «Il Palazzo ha appena rilasciato una dichiarazione ufficiale.»

Langdon si affrettò ad avvicinarsi ad Ambra e guardò sul piccolo display che lei teneva in mano le immagini in streaming che cominciavano a scorrere.

Riconobbe il piazzale di fronte al Palazzo reale di Madrid, dove un uomo in uniforme, in manette, veniva accompagnato con modi bruschi davanti alle telecamere da quattro guardie reali, quasi volessero disonorarlo agli occhi del mondo.

«Garza?» esclamò Ambra in tono sbalordito. «Il comandante della Guardia Real è stato arrestato?»

La telecamera si spostò per inquadrare una donna con gli occhiali spessi che tirava fuori un foglietto dalla tasca dei pantaloni del tailleur e si preparava a leggere un comunicato.

«È Mónica Martín» disse Ambra. «La responsabile delle relazioni pubbliche. Ma cosa sta succedendo?»

La donna cominciò a leggere, pronunciando ogni parola in modo chiaro e nitido. «La Corona reale con la presente ordina l’arresto del comandante Diego Garza per il suo ruolo nell’omicidio di Edmond Kirsch e per avere tentato di far ricadere la colpa di quel crimine sul vescovo Valdespino.»

Langdon sentì che Ambra, di fianco a lui, vacillava leggermente mentre Mónica Martín continuava a leggere.

«Per quanto riguarda la nostra futura regina, Ambra Vidal» aggiunse la responsabile delle PR in tono minaccioso «e il professore americano Robert Langdon, temo di dovere comunicare delle notizie inquietanti.»

Langdon e Ambra si scambiarono uno sguardo allarmato.

«Il Palazzo ha appena ricevuto conferma dalla scorta della signorina Vidal» proseguì Martín «che questa sera lei, contro la sua volontà, è stata portata via dal museo Guggenheim da Robert Langdon. È stata allertata la nostra Guardia Real, che ora si sta coordinando con le autorità locali di Barcellona, dove si crede che Robert Langdon stia tenendo in ostaggio la signorina Vidal.»

Langdon era senza parole.

«Dato che questo è ufficialmente considerato un sequestro di persona, la popolazione è invitata a collaborare con le autorità riferendo qualsiasi informazione inerente agli spostamenti della signorina Vidal e del signor Langdon. Al momento il Palazzo non ha altri commenti da fare.»

I giornalisti cominciarono a gridare domande a Martín, che si voltò di scatto e tornò a passo deciso verso il Palazzo.

«È… assurdo» balbettò Ambra. «Le mie guardie hanno visto che uscivo dal museo di mia spontanea volontà!»

Langdon rimase a fissare il cellulare cercando di dare un senso a quello che aveva appena visto. Malgrado il fiume di domande che gli turbinava nella mente, su un punto fondamentale non aveva assolutamente dubbi.

“Sono in grave pericolo.”

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