Origin
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Le manette ai polsi di Garza sembravano troppo strette, più del necessario.
“Questi ragazzi fanno sul serio” pensò il comandante, ancora sbigottito da come avevano agito i suoi uomini della Guardia Real. «Cosa diavolo sta succedendo?» chiese di nuovo mentre le guardie lo accompagnavano a passo deciso fuori dalla cattedrale nell’aria notturna del piazzale.
Ancora nessuna risposta.
Mentre si dirigevano verso il Palazzo, Garza si accorse che davanti ai cancelli d’ingresso c’era una selva di telecamere delle televisioni e di persone che protestavano.
«Almeno fatemi entrare dal retro» disse al capo del drappello. «Non diamo spettacolo in pubblico.»
Le guardie ignorarono la sua richiesta e proseguirono, costringendo Garza ad attraversare tutto il piazzale. Nel giro di qualche secondo le persone fuori dai cancelli cominciarono a gridare e la luce abbagliante dei riflettori orientabili si puntò su di lui. Accecato e furente, Garza si sforzò di assumere un’espressione calma e di tenere la testa alta mentre le guardie lo conducevano fino a pochi metri dai cancelli, passando direttamente davanti ai cameraman e ai reporter che gridavano.
Un coro dissonante di voci iniziò a urlare domande a Garza.
«Perché l’hanno arrestata?»
«Che cosa ha fatto, comandante?»
«È coinvolto nell’omicidio di Edmond Kirsch?»
Garza era convinto che i suoi uomini sarebbero passati di fronte alla folla senza nemmeno degnarla di uno sguardo, invece rimase scioccato vedendo che si fermavano di colpo, obbligandolo a rimanere immobile davanti alle telecamere. Dal Palazzo, una figura familiare vestita con un tailleur pantalone attraversò il piazzale a passo deciso.
Era Mónica Martín.
Garza non aveva dubbi che sarebbe rimasta sbalordita vedendolo in quella brutta situazione.
Stranamente, però, quando Mónica si avvicinò non lo guardò sorpresa, ma con aria sprezzante. Le guardie costrinsero Garza a voltarsi verso i reporter.
Mónica Martín alzò una mano per zittire la folla, poi tirò fuori dalla tasca un foglietto. Sistemandosi gli occhiali spessi, lesse una dichiarazione rivolgendosi direttamente alle telecamere.
«La Corona reale» annunciò «con la presente ordina l’arresto del comandante Diego Garza per il suo ruolo nell’omicidio di Edmond Kirsch e per avere tentato di far ricadere la colpa di quel crimine sul vescovo Valdespino.»
Prima ancora che Garza potesse assimilare quell’accusa assurda, le guardie lo stavano già spingendo in modo brusco verso il Palazzo. Mentre si allontanavano, sentì Mónica Martín che concludeva la sua dichiarazione.
«Per quanto riguarda la nostra futura regina, Ambra Vidal» aggiunse «e il professore americano Robert Langdon, temo di dovere comunicare delle notizie inquietanti.»
Al piano terra del Palazzo reale, il direttore dei sistemi elettronici di sicurezza Suresh Bhalla era in piedi davanti al televisore, inchiodato a guardare in diretta la conferenza stampa improvvisata di Mónica Martín sul piazzale.
“Non ha un’aria felice.”
Solo cinque minuti prima, Martín aveva ricevuto una telefonata personale, a cui aveva risposto nel suo ufficio, parlando a bassa voce e prendendo accuratamente appunti. Sessanta secondi dopo era tornata, scossa come Suresh non l’aveva mai vista. Senza dare spiegazioni, era uscita con i suoi appunti ed era andata a parlare con i media.
Che le sue dichiarazioni fossero vere o no, una cosa era certa: la persona che le aveva ordinato di rilasciarle aveva appena messo Robert Langdon in grave pericolo.
“Ma chi ha dato quell’ordine a Mónica?” si domandò Suresh.
Mentre cercava di dare un senso allo strano comportamento della responsabile delle relazioni pubbliche, il suo computer lo avvertì con un ping dell’arrivo di un messaggio. Suresh si avvicinò e guardò il monitor, stupendosi del mittente.
monte@iglesia.org“L’informatore” pensò Suresh.
Era la stessa persona che per tutto il giorno aveva fornito notizie a ConspiracyNet. E ora, chissà per quale motivo, stava contattando direttamente lui.
Con cautela, si sedette e aprì l’e-mail.
Diceva:
ho hackerato i messaggi di valdespino.ha dei segreti pericolosi.il palazzo dovrebbe entrare nell’archivio dei suoi sms.subito.Allarmato, Suresh rilesse l’e-mail. Poi la cancellò.
Rimase seduto in silenzio per qualche istante, riflettendo sulle alternative.
Poi, prendendo una decisione, generò in fretta e furia una chiave elettronica universale degli appartamenti reali e, senza farsi vedere, sgattaiolò di sopra.
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