Origin
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Ambra Vidal, nella luce soffusa dell’appartamento nel sottotetto, fece scorrere lo sguardo sulle file di libri che tappezzavano le pareti della biblioteca di Edmond.
“La sua collezione è più vasta di quanto ricordassi.”
Inserendo degli scaffali tra i sostegni verticali delle volte di Gaudí, Edmond aveva trasformato un’ampia sezione del corridoio curvo in una magnifica biblioteca, inaspettatamente grande e ben fornita, soprattutto se si considerava che lui intendeva restare in quell’appartamento solo un paio di anni.
“Sembra che si fosse trasferito qui per sempre.”
Esaminando gli scaffali carichi di libri, Ambra si rese conto che individuare il verso di poesia preferito di Edmond avrebbe richiesto molto più tempo del previsto. Mentre camminava lungo gli scaffali, leggendo i dorsi dei volumi, non vide altro che trattati scientifici sulla cosmologia, la coscienza e l’intelligenza artificiale:
La visione globaleLe forze della naturaLe origini della coscienzaLa biologia della fedeAlgoritmi intelligentiLa nostra invenzione finaleArrivò in fondo a una sezione e girò intorno a una nervatura architettonica per esaminare la serie seguente di scaffali, dove trovò un vasto assortimento di argomenti scientifici: termodinamica, chimica primordiale, psicologia.
“Nessuna raccolta di poesie.”
Accorgendosi che Winston se ne stava zitto da un po’, Ambra tirò fuori il cellulare di Kirsch. «Winston? Siamo ancora collegati?»
«Sono qui» risuonò la voce dall’accento marcato.
«Edmond ha davvero letto tutti i libri di questa biblioteca?»
«Credo proprio di sì» rispose Winston. «Era un lettore vorace e chiamava la sua biblioteca “la sala dei trofei del sapere”.»
«E sai se per caso c’è una sezione dedicata alla poesia?»
«I soli titoli di cui sono espressamente a conoscenza sono i volumi di saggistica che mi è stato chiesto di leggere in formato e-book in modo che io e Edmond potessimo discuterne il contenuto… un esercizio, immagino, più per la mia istruzione che per la sua. Purtroppo non ho catalogato tutta la sua collezione, quindi l’unico modo per riuscire a trovare quello che cerca è controllare di persona.»
«Capisco.»
«Mentre lei guarda, credo ci sia una cosa che le potrà interessare: notizie fresche da Madrid riguardo al suo fidanzato, il principe Julián.»
«Cos’è successo?» chiese Ambra, fermandosi di colpo. Stava ancora rimuginando sul possibile coinvolgimento di Julián nell’omicidio di Kirsch. “Non ci sono prove” rammentò a se stessa. “Né conferme che Julián abbia contribuito a mettere il nome di Ávila sulla lista degli invitati.”
«Hanno appena riferito» disse Winston «che fuori dal Palazzo reale si sta radunando una folla di manifestanti agitati. Gli indizi puntano sempre contro il vescovo Valdespino come possibile mandante segreto dell’omicidio di Edmond, probabilmente con l’aiuto di qualcuno all’interno del Palazzo, forse persino il principe in persona. I fan di Kirsch stanno formando dei picchetti. Dia un’occhiata.»
Lo smartphone di Edmond cominciò a riprodurre in streaming immagini di dimostranti arrabbiati davanti ai cancelli del Palazzo reale. Uno mostrava un cartello in inglese con la scritta: PONZIO PILATO HA UCCISO IL VOSTRO PROFETA, VOI AVETE UCCISO IL NOSTRO!
Altri reggevano lenzuoli su cui era tracciato con la vernice spray uno slogan di un’unica parola – APOSTASÍA! – accompagnata da un logo che ormai veniva disegnato sempre più di frequente con gli stencil sui marciapiedi di Madrid.
Quello dell’apostasia era diventato un appello popolare tra i giovani spagnoli progressisti. “Rinunciate alla Chiesa!”
«Julián ha già rilasciato una dichiarazione?» chiese Ambra.
«Questo è uno dei problemi» rispose Winston. «Nemmeno una parola da Julián, né dal vescovo né da chiunque a Palazzo. Questo silenzio prolungato ha insospettito tutti. Le teorie del complotto dilagano, e la stampa nazionale ha cominciato a chiedersi dove sia finita lei e perché neanche lei abbia rilasciato pubblicamente un commento sull’accaduto.»
«Io?» Ambra inorridì al pensiero.
«Lei è stata testimone dell’omicidio. È la futura regina consorte e la donna di cui è innamorato il principe Julián. La gente vuole sentirle dichiarare che è sicura che Julián non è coinvolto.»
L’istinto diceva ad Ambra che Julián non poteva essere al corrente dell’attentato contro Edmond; quando ripensava al loro fidanzamento, aveva l’immagine di un uomo sincero e affettuoso… forse un po’ ingenuo e impulsivamente romantico, ma di certo non un assassino.
«Cominciano a girare domande simili anche sul conto del professor Langdon» proseguì Winston. «I media si stanno chiedendo perché il professore sia sparito senza rilasciare commenti, soprattutto dopo avere avuto un ruolo così di primo piano nella presentazione di Edmond. Diversi blog complottistici stanno insinuando che la sua scomparsa possa davvero significare un coinvolgimento nell’omicidio di Kirsch.»
«Ma è una follia!»
«La teoria sta prendendo piede e deriva dalle ricerche che Langdon ha condotto in passato sul Santo Graal e la linea di discendenza di Cristo. A quanto pare i discendenti di Gesù in base alla legge salica hanno legami storici con il movimento carlista, e il tatuaggio dell’assassino…»
«Basta» lo interruppe Ambra. «È assurdo.»
«Altri ancora ipotizzano che Langdon sia scomparso perché questa sera è diventato lui stesso un bersaglio. Tutti si sono trasformati in detective da salotto. In questo momento quasi in ogni parte del mondo si stanno muovendo per capire quali misteri avesse scoperto Edmond… e chi abbia voluto ridurlo al silenzio.»
L’attenzione di Ambra fu attirata dal rumore dei passi rapidi di Langdon che si avvicinavano lungo il corridoio sinuoso. Si voltò proprio mentre lui spuntava da dietro l’angolo.
«Ambra?» la chiamò, con voce tesa. «Lo sapevi che Edmond era gravemente malato?»
«Malato?» ripeté lei, sorpresa. «No.»
Le riferì che cosa aveva trovato nel bagno personale di Edmond.
Ambra rimase sbalordita. «Cancro al pancreas? Per quello Edmond era così pallido e magro?» Incredibilmente, non ne aveva mai fatto parola. Ambra ora capiva la sua smania di lavorare negli ultimi mesi. «Lui sapeva che gli restava pochissimo tempo.»
«Winston, eri al corrente della malattia di Edmond?» gli chiese Ambra.
«Sì» rispose Winston senza esitare. «Era una cosa su cui manteneva il più assoluto riserbo. Ha scoperto di essere malato ventidue mesi fa e da allora ha subito cambiato dieta e iniziato a lavorare sempre più intensamente. Si è trasferito anche in questo sottotetto, dove avrebbe respirato l’aria rarefatta tipica dei musei e sarebbe stato protetto dalle radiazioni; doveva vivere il più possibile al buio perché le cure che faceva lo rendevano fotosensibile. Edmond è riuscito a vivere decisamente più a lungo rispetto alla prognosi dei suoi medici. Di recente, però, le sue condizioni sono cominciate a peggiorare. Basandomi su dati empirici ricavati dagli archivi mondiali sul cancro al pancreas, ho analizzato il deterioramento di Edmond e calcolato che gli restavano nove giorni da vivere.»
“Nove giorni” pensò Ambra, sopraffatta dal senso di colpa per avere preso in giro Edmond per la sua dieta vegana e per il fatto che lavorava troppo. “Era malato; non si fermava un attimo per organizzare l’ultimo momento di gloria prima che il suo tempo finisse.” Quella triste verità la rese ancora più determinata a individuare la poesia e a completare quello che Edmond aveva iniziato.
«Non ho ancora trovato libri di poesie» disse a Langdon. «Fin qui sono tutti scientifici.»
«Credo che il poeta che stiamo cercando potrebbe essere Friedrich Nietzsche» suggerì Langdon, informandola della citazione incorniciata sopra il letto di Edmond. «Quei versi in particolare non sono di quarantasette lettere, ma indicano senza ombra di dubbio che Edmond era un appassionato di Nietzsche.»
«Winston» disse Ambra «puoi fare una ricerca nelle opere complete di poesia di Nietzsche e isolare tutti i versi che hanno esattamente quarantasette lettere?»
«Certo» rispose Winston. «Nell’originale tedesco o nella traduzione inglese?»
Ambra ebbe un attimo di esitazione.
«Comincia con l’inglese» suggerì Langdon. «Edmond intendeva digitare il verso sul cellulare e sulla sua tastiera non sarebbe stato facile inserire le lettere tedesche con l’Umlaut o l’Eszett.»
Ambra annuì. “Astuto.”
«Ho i risultati» annunciò Winston quasi subito. «Ho trovato quasi trecento poesie tradotte, per un totale di centonovantadue versi con esattamente quarantasette lettere.»
Langdon sospirò. «Così tanti?»
«Winston» insistette Ambra «Edmond descriveva il suo verso preferito come una “profezia”… una predizione sul futuro… che si stava già avverando. Vedi qualcosa che si adatti a questa descrizione?»
«Mi dispiace» rispose Winston. «Non vedo niente qui che si avvicini a una profezia. Dal punto di vista linguistico, i versi in questione sembrano essere frammenti di riflessioni che proseguono nei versi successivi. Devo mostrarveli?»
«Sono troppi» disse Langdon. «Dobbiamo trovare un libro nella biblioteca di Edmond e sperare che vi abbia evidenziato in qualche modo il suo verso preferito.»
«Allora le consiglio di sbrigarsi» disse Winston. «Pare proprio che la sua presenza in questa casa non resterà a lungo un segreto.»
«Perché dici così?» chiese Langdon.
«I notiziari locali riferiscono che è appena atterrato all’aeroporto El Prat di Barcellona un aereo militare, da cui sono scesi due uomini della Guardia Real.»
Alla periferia di Madrid, il vescovo Valdespino tirò un sospiro di sollievo per essere riuscito a fuggire da Palazzo prima di rimanervi intrappolato. Stretto accanto al principe Julián sul sedile posteriore della minuscola berlina Opel del suo chierico, sperò che le misure disperate che aveva messo in atto in gran segreto lo avrebbero aiutato a riprendere il controllo di una nottata che stava uscendo pericolosamente dai binari.
“La Casita del Príncipe” aveva ordinato Valdespino al suo chierico mentre il giovane li accompagnava in auto lontano dal Palazzo.
La casita del principe era situata in una zona rurale isolata, a quaranta minuti da Madrid. Più una villa che una “casetta”, dalla metà del Seicento era adibita a residenza privata dell’erede al trono di Spagna: un luogo appartato dove i ragazzi potevano essere tali prima di assumersi la grave responsabilità di governare una nazione. Valdespino aveva assicurato a Julián che quella sera ritirarsi nella sua residenza sarebbe stato molto più sicuro che restare a Palazzo.
“Ma non sto portando Julián nella Casita” si disse il vescovo, lanciando un’occhiata al principe che stava guardando fuori dal finestrino dell’auto, apparentemente assorto nei suoi pensieri.
Valdespino si domandò se il principe fosse davvero ingenuo come sembrava oppure se, come suo padre, avesse il talento di mostrare al mondo solo quel lato di se stesso che voleva fargli vedere.
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