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Il parabrezza della Tesla Model X di Edmond era molto ampio e si integrava col tetto dietro la testa di Langdon, dandogli la sconcertante sensazione di trovarsi all’interno di una bolla di vetro.

Mentre procedeva lungo l’autostrada tra i boschi a nord di Barcellona, si scoprì a guidare ben oltre il generoso limite di velocità di centoventi chilometri orari. Il silenzioso motore elettrico e l’accelerazione lineare facevano perdere la percezione della velocità.

Seduta accanto a lui, Ambra era impegnata a navigare su internet sul grande schermo del computer di bordo, e riferiva a Langdon le notizie che si stavano diffondendo in tutto il mondo. Stava emergendo una rete di intrighi sempre più fitta, tra cui voci secondo le quali il vescovo Valdespino aveva inviato fondi all’antipapa della Chiesa palmariana, che si diceva avesse legami con i conservatori carlisti e sembrava essere responsabile non solo della morte di Edmond, ma anche di quella di Syed al-Fadl e del rabbino Yehuda Köves.

Mentre Ambra leggeva a voce alta, divenne evidente che tutte le maggiori fonti di notizie si stavano ponendo la stessa domanda: cosa poteva aver scoperto Edmond Kirsch di tanto minaccioso da spingere un eminente vescovo e una setta cattolica ultraconservatrice a ucciderlo solo per impedirgli di fare il suo annuncio?

«Il numero delle visualizzazioni è incredibile» disse Ambra, alzando lo sguardo dallo schermo. «L’interesse per questa storia non ha precedenti… pare che tutto il mondo sia davanti al computer.»

In quell’istante, Langdon si rese conto che, per quanto macabro, c’era un aspetto positivo nell’orribile omicidio di Edmond. Grazie all’interesse dei media, il suo pubblico globale era diventato molto più numeroso di quanto lui avesse mai immaginato. Anche da morto, Edmond Kirsch continuava a monopolizzare l’attenzione del mondo.

Questo pensiero lo rese ancor più determinato nel suo intento: trovare la password di quarantasette lettere e lanciare la presentazione di Edmond perché tutto il mondo la vedesse.

«Non c’è stata ancora alcuna dichiarazione da parte di Julián» osservò Ambra, perplessa. «Non una parola dal Palazzo reale. Non ha senso. Conosco personalmente la loro responsabile delle relazioni pubbliche, Mónica Martín, e lei è sempre stata una sostenitrice della trasparenza e della diffusione delle informazioni prima che la stampa possa travisarle. Sono certa che insisterà perché Julián intervenga.»

Probabilmente sarebbe stata davvero la scelta migliore, pensò Langdon. Considerato che i media accusavano il principale consigliere religioso del Palazzo di cospirazione – forse persino di omicidio –, la logica voleva che Julián facesse una qualche dichiarazione, anche solo per dire che il Palazzo stava indagando su quelle accuse.

«Tanto più» aggiunse Langdon «che la futura regina consorte si trovava accanto a Edmond quando gli hanno sparato. Avresti potuto essere tu la vittima, Ambra. Il principe dovrebbe almeno dire che è sollevato che tu sia sana e salva.»

«Non sono così certa che lo sia» ribatté lei, realista, chiudendo il browser e appoggiandosi allo schienale.

Langdon le lanciò un’occhiata. «Be’, per quel che vale, io sono felice che tu sia sana e salva. Non so proprio come avrei potuto cavarmela da solo, stasera.»

«Da solo?» disse una voce dall’accento inglese proveniente dagli altoparlanti dell’auto. «Dimentichiamo in fretta!»

Langdon rise per lo sfogo indignato di Winston. «Winston, Edmond ti ha davvero programmato così permaloso?»

«No» rispose Winston. «Mi ha programmato perché osservassi, imparassi e imitassi il comportamento umano. Il mio era più un tentativo di umorismo… che Edmond mi ha incoraggiato a sviluppare. Il senso dello humour non si può programmare. Si deve imparare.»

«Be’, stai imparando in fretta.»

«Davvero?» disse Winston con tono lusingato. «Potrebbe ripetere?»

Langdon scoppiò a ridere. «Come ho detto, stai imparando in fretta.»

Ambra aveva riportato lo schermo integrato nella plancia alla pagina iniziale, un programma di navigazione costituito da un’immagine satellitare su cui compariva un minuscolo simbolo della loro auto. Langdon vide che avevano risalito la catena montuosa di Collserola e stavano per immettersi sull’autostrada B-20 in direzione di Barcellona. Sull’immagine satellitare Langdon notò, a sud di dove si trovavano loro, una cosa insolita che attirò la sua attenzione: una grande zona boscosa al centro di una vasta area urbana. Lo spazio verde era allungato e amorfo, come una gigantesca ameba.

«È il Park Güell, quello?» chiese.

Ambra lanciò uno sguardo allo schermo e annuì. «Che occhio.»

«Edmond si fermava spesso lì tornando a casa dall’aeroporto» disse Winston.

Langdon non si sorprese. Il Park Güell era uno dei più noti capolavori di Antoni Gaudí, lo stesso artista alla cui opera si ispirava la cover dello smartphone di Edmond. “Gaudí era molto simile a Edmond” rifletté Langdon. “Un innovatore visionario per cui non valevano le regole normali.”

Studioso appassionato della natura, Antoni Gaudí aveva tratto ispirazione dalle forme organiche, affidandosi al “mondo naturale creato da Dio” per disegnare strutture fluide e biomorfe che spesso parevano spuntare spontaneamente dal terreno. “Le linee rette non esistono in natura” aveva detto una volta, e infatti anche nelle sue opere ce n’erano pochissime.

Spesso definito il progenitore dell’“architettura organica” e del “design biologico”, Gaudí aveva inventato tecniche mai viste di carpenteria, lavorazione del metallo, del vetro e della ceramica per rivestire i suoi edifici di straordinari gusci colorati.

Ancora oggi, a quasi un secolo dalla sua morte, turisti di ogni parte del mondo arrivavano a Barcellona per ammirare il suo inimitabile stile modernista. Tra i suoi lavori figuravano parchi, edifici pubblici, residenze private e, ovviamente, la sua opera magna: la Sagrada Família, l’imponente basilica cattolica le cui altissime guglie – dalla struttura porosa che faceva pensare a delle strane spugne marine dalla forma affusolata – dominavano lo skyline di Barcellona, e che i critici avevano entusiasticamente definito “qualcosa di mai visto in tutta la storia dell’arte”.

Langdon si era sempre stupito dell’audace visione di Gaudí: la basilica era così enorme che centoquarant’anni dopo il suo inizio era ancora in costruzione.

Quella sera, osservando l’immagine satellitare del famoso Park Güell, Langdon ripensò alla sua prima visita al parco, quando era ancora uno studente universitario, una passeggiata attraverso un panorama fantastico di colonne a forma di alberi contorti che sostenevano passerelle sospese, panchine sghembe e informi, grotte con fontane che sembravano draghi e pesci, e una parete bianca ondulata dalle linee così fluide che pareva il flagello mobile di una gigantesca creatura monocellulare.

«Edmond amava tutto di Gaudí» proseguì Winston «in particolare il suo concetto di natura come arte organica.»

La mente di Langdon corse di nuovo alla scoperta di Edmond. Natura. Composti organici. La creazione. In un flash gli passarono davanti agli occhi i famosi panots di Gaudí, le mattonelle esagonali di cemento create per i marciapiedi della città. Ognuna recava impresso lo stesso identico disegno, un ghirigoro apparentemente privo di significato, eppure, una volta posate nel verso giusto, emergeva un decoro sorprendente che faceva pensare a un paesaggio sottomarino fatto di plancton, microbi, alghe: la sopa primordial, come spesso lo definivano i locali.

“Il brodo primordiale di Gaudí” pensò Langdon, colpito per l’ennesima volta da come la città di Barcellona riflettesse perfettamente l’interesse di Edmond per le origini della vita. La teoria scientifica prevalente era che la vita si fosse formata nel brodo primordiale della Terra, in quei primi oceani in cui i vulcani riversavano fertili sostanze chimiche che turbinavano una intorno all’altra, bombardate dalle scariche elettriche dei continui temporali finché, all’improvviso, come un microscopico golem, era nata la prima creatura monocellulare.

«Ambra» disse Langdon «tu che sei direttrice di un museo… devi aver parlato spesso di arte con Edmond. Ti ha mai spiegato cosa esattamente lo attraeva in Gaudí?»

«Semplicemente quello che ha detto Winston» rispose lei. «Il fatto che la sua architettura sembra creata dalla natura. Le grotte di Gaudí paiono scavate dal vento e dalla pioggia, le sue colonne sembrano spuntare spontaneamente dal terreno, e il decoro delle sue piastrelle ricorda la vita sottomarina primitiva.» Si strinse nelle spalle. «Qualunque fosse il motivo, Edmond ammirava Gaudí al punto di trasferirsi in Spagna.»

Langdon si voltò a guardarla, sorpreso. Sapeva che Edmond possedeva varie case in diversi paesi, ma negli ultimi anni aveva scelto di stabilirsi in Spagna. «Mi stai dicendo che Edmond si è trasferito a Barcellona per l’arte di Gaudí?»

«Credo di sì» rispose Ambra. «Una volta gli ho chiesto: “Perché proprio la Spagna?” e lui mi ha risposto che aveva avuto un’occasione straordinaria di prendere in affitto una proprietà unica… diversa da qualunque altra al mondo. Suppongo si riferisse al suo appartamento.»

«Dove si trova?»

«Robert, Edmond abitava a Casa Milà.»

Langdon la guardò sorpreso. «Quella Casa Milà?»

«La sola e unica» rispose lei, annuendo. «L’anno scorso ha preso in affitto l’intero sottotetto.»

Langdon impiegò qualche istante a elaborare l’informazione. Casa Milà era uno dei più famosi edifici costruiti da Gaudí, una “casa” straordinariamente originale, la cui facciata stratificata e i balconi ondulati di pietra grezza facevano pensare a una cava a cielo aperto, caratteristica che aveva dato origine al popolare soprannome con cui era più nota, “La Pedrera”, che in spagnolo significa “la cava di pietra”.

«Ma… l’ultimo piano non ospita un museo dedicato a Gaudí?» chiese Langdon, ripensando a una delle sue precedenti visite.

«Sì» rispose Winston. «Ma Edmond ha fatto una donazione all’UNESCO, che ha dichiarato il palazzo Patrimonio dell’umanità, e ha accettato di chiuderlo temporaneamente al pubblico perché lui potesse abitarvi per due anni. In fondo, non è che a Barcellona le opere di Gaudí scarseggino.»

“Edmond abitava dentro il museo di Gaudí alla Pedrera?” Langdon era sconcertato. “E si è trasferito solo per due anni?”

Winston tornò a farsi sentire. «Edmond ha persino aiutato la Pedrera a produrre un nuovo video informativo sulla sua architettura. Vale la pena guardarlo.»

«Sì, il video è davvero di grande effetto» convenne Ambra, sporgendosi in avanti per toccare lo schermo. Apparve una tastiera, e lei digitò: “Lapedrera”. «Dovresti guardarlo.»

«Veramente starei guidando.»

Ambra si allungò verso il piantone dello sterzo e diede due colpetti rapidi a una leva. Langdon sentì il volante bloccarsi di colpo sotto le sue mani e vide che l’auto sembrava andare da sola, mantenendosi perfettamente al centro della carreggiata.

«Guida autonoma» disse lei.

L’effetto era decisamente inquietante, e Langdon non poté fare a meno di lasciare le mani sospese sul volante e il piede sopra il freno.

«Rilassati.» Ambra gli posò una mano sulla spalla per tranquillizzarlo. «È molto più sicuro di un conducente umano.»

Con riluttanza, Langdon abbassò le mani in grembo.

«Bravo» disse Ambra con un sorriso. «Ora puoi guardare il video della Pedrera.»

Il video iniziava con una spettacolare ripresa di onde che si infrangevano impetuose, che pareva fatta da un elicottero che volava bassissimo sul mare aperto. In lontananza si ergeva un’isola, una montagna di pietra con pareti a picco che si innalzavano per centinaia di metri sulle onde tumultuose.

Sopra la montagna comparve una scritta.

La Pedrera non è stata creata da Gaudí.Per i trenta secondi successivi Langdon osservò le onde che scavavano la montagna dandole il caratteristico aspetto organico dell’esterno della Pedrera. Poi l’oceano irruppe all’interno, scavando grotte e caverne in cui cascate d’acqua scolpivano scalinate su cui nascevano rampicanti che si trasformavano in balaustre di ferro, mentre il muschio cresceva sotto di loro creando un tappeto.

Infine la telecamera allargò l’inquadratura rivelando la famosa immagine della Pedrera intagliata nella grande montagna.

La Pedrera:un capolavoro della naturaLangdon doveva ammettere che Edmond aveva un vero talento per gli effetti sensazionali. Quel video generato al computer gli aveva fatto venire voglia di rivedere il famoso edificio.

Tornando a posare gli occhi sulla strada, Langdon allungò un braccio e disinserì la funzione di guida autonoma, riprendendo il controllo della vettura. «Speriamo solo che nell’appartamento di Edmond ci sia quello che cerchiamo. Dobbiamo assolutamente trovare quella password.»

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