Origin
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Mentre il Gulfstream G550 saliva alla quota di crociera, Robert Langdon guardava con aria assente fuori dal finestrino cercando di raccogliere le idee. Le ultime due ore erano state un turbine di emozioni, dall’eccitazione per la presentazione di Edmond all’orrore inenarrabile del suo omicidio. E più ci pensava, più il mistero dell’annuncio di Edmond si infittiva.
“Quale segreto ha scoperto Edmond? Da dove veniamo? Dove andiamo?”
Nella sua mente risuonarono le parole pronunciate da Edmond nella scultura a spirale all’inizio della serata: “Robert, la scoperta che ho fatto… risponde in maniera molto chiara a entrambe le domande”.
Edmond sosteneva di aver risolto due dei più grandi misteri della vita ma, si chiedeva Langdon, com’era possibile che la sua scoperta fosse così sconvolgente da spingere qualcuno a ucciderlo solo per metterlo a tacere?
L’unica cosa che Langdon sapeva per certo era che Edmond si riferiva alle origini e al destino dell’umanità.
“Quale scioccante origine ha svelato Edmond? Quale destino misterioso?”
Edmond gli era parso ottimista sul futuro, quindi sembrava improbabile che la sua previsione fosse qualcosa di apocalittico.
“Ma cosa può aver previsto, da suscitare tanta preoccupazione in quei religiosi?”
«Robert?» Ambra comparve al suo fianco con una tazza di caffè bollente. «Hai detto nero?»
«Perfetto, sì, grazie.» Langdon prese grato la tazza che lei gli porgeva, sperando che un po’ di caffeina lo aiutasse a schiarirsi le idee.
Ambra sedette di fronte a lui e si versò un bicchiere di vino rosso da un’elegante bottiglia con uno stemma impresso nel vetro. «Edmond tiene una scorta di Château Montrose a bordo. È un peccato non approfittarne.»
Langdon lo aveva assaggiato solo una volta, in un’antica cantina segreta sotto il Trinity College di Dublino, quando era impegnato in ricerche sul manoscritto miniato noto come Libro di Kells.
Ambra reggeva il calice con due mani e, mentre se lo portava alle labbra, guardò Langdon da sopra il bordo. Ancora una volta lui si sentì stranamente disarmato dalla naturale eleganza di quella donna.
«Pensavo…» disse lei. «Prima hai detto che Edmond è venuto a Boston e ti ha interrogato sulle varie teorie della creazione?»
«Sì, è stato circa un anno fa. Era interessato ai diversi modi in cui le maggiori religioni rispondevano alla domanda: “Da dove veniamo?”.»
«Quindi potremmo partire da lì?» disse lei. «Magari riusciamo a scoprire a cosa stava lavorando.»
«Io sono sempre dell’idea che bisogna partire dall’inizio» rispose Langdon «ma non so cosa ci sia da scoprire. Esistono soltanto due scuole di pensiero sull’origine dell’uomo: il concetto religioso secondo cui Dio ha creato gli uomini pienamente formati, e il modello darwiniano secondo cui siamo usciti dal limo primordiale e ci siamo evoluti in esseri umani.»
«E se Edmond avesse individuato una terza possibilità?» chiese Ambra, e i suoi occhi scuri si illuminarono. «Se fosse proprio questa una parte della sua scoperta? Se avesse dimostrato che la specie umana non deriva né da Adamo ed Eva né dall’evoluzione darwiniana?»
Langdon doveva ammettere che una simile scoperta – una teoria alternativa sull’origine dell’uomo – sarebbe stata clamorosa, ma non riusciva a immaginare quale potesse essere. «La teoria darwiniana sull’evoluzione della specie è consolidata» disse «perché si basa su fatti scientifici osservabili e spiega chiaramente come col tempo gli organismi si evolvono e si adattano all’ambiente. La teoria evolutiva è universalmente accettata anche dalle menti scientifiche più sofisticate.»
«Davvero?» disse Ambra. «Ho letto libri che sostengono che Darwin si sbagliava di grosso.»
«La signorina Vidal ha ragione» si intromise Winston dal telefono che si stava ricaricando posato sul tavolino in mezzo a loro. «Sono stati pubblicati più di cinquanta titoli soltanto negli ultimi vent’anni.»
Langdon si era dimenticato che Winston fosse ancora con loro.
«Alcuni di questi libri sono diventati dei bestseller» aggiunse Winston. «Errori di Darwin… Sconfiggere il darwinismo… La scatola nera di Darwin… Processo a Darwin… Il lato oscuro del darwinismo…»
«Sì» lo interruppe Langdon, che conosceva bene la mole di libri che sostenevano di poter smentire Darwin. «Tempo fa ne ho letti due.»
«E?» lo esortò Ambra.
Langdon fece un sorriso educato. «Be’, non posso parlare per tutti, ma i due che ho letto partono da un punto di vista fondamentalmente cristiano. Uno arriva a ipotizzare che le testimonianze fossili della terra siano state poste lì da Dio “per mettere alla prova la nostra fede”.»
Ambra aggrottò la fronte. «Dunque non ti hanno fatto cambiare idea.»
«No, però mi hanno incuriosito e così ho chiesto a un professore di biologia di Harvard la sua opinione.» Langdon sorrise. «Quel professore, a proposito, era il defunto Stephen J. Gould.»
«Il nome non mi giunge nuovo…» disse Ambra.
«Stephen J. Gould» intervenne Winston, pronto. «Noto biologo e paleontologo studioso dell’evoluzionismo. La sua teoria degli “equilibri punteggiati” spiega alcuni dei salti temporali nel patrimonio fossile e sostiene il modello di evoluzione darwiniano.»
«Gould si è fatto una risata» continuò Langdon «e mi ha detto che gran parte dei libri contro Darwin erano pubblicati da enti quali l’Institute for Creation Research, un’organizzazione che, secondo il suo stesso materiale informativo, considera la Bibbia un resoconto letterale e infallibile di fatti storici e scientifici.»
«Vale a dire» spiegò Winston «che credono che il roveto ardente possa parlare, che Noè abbia caricato tutte le specie viventi su un’arca, e che le persone si trasformino in colonne di sale. Non esattamente i più solidi fondamenti per un ente di ricerca scientifica.»
«Vero» disse Langdon «ma ci sono anche libri non religiosi che cercano di screditare Darwin da un punto di vista storico, accusandolo di aver rubato la sua teoria al naturalista francese Jean-Baptiste Lamarck, che per primo aveva ipotizzato che gli organismi si trasformassero in risposta all’ambiente.»
«Questa linea di pensiero è irrilevante, professore» obiettò Winston. «Che Darwin fosse o no colpevole di plagio non ha alcuna attinenza con la veridicità della teoria evoluzionista.»
«Sono d’accordo» disse Ambra. «Dunque, Robert, immagino che se tu avessi chiesto al professor Gould: “Da dove veniamo?” lui avrebbe risposto, con assoluta certezza, che discendiamo dalle scimmie.»
Langdon annuì. «In sostanza Gould mi ha assicurato che tra i veri scienziati non vi è alcun dubbio che l’evoluzione sia in corso. È un processo che possiamo osservare in maniera empirica. Le vere domande, secondo lui, sono “perché sta avvenendo l’evoluzione?” e “come è cominciata?”.»
«Ha ipotizzato delle risposte?» chiese Ambra.
«Nessuna che io potessi realmente comprendere, ma mi ha illustrato il suo punto di vista con un esperimento mentale. Si chiama il Corridoio infinito.» Langdon si interruppe per bere un altro sorso di caffè.
«Sì, è un’utile visualizzazione» disse Winston prima che Langdon riprendesse a parlare. «Funziona così: immaginate di camminare lungo un corridoio lunghissimo, così lungo che è impossibile vedere da dove siete venuti o dove state andando.»
Langdon annuì, colpito dalla vastità delle conoscenze di Winston.
«Poi, dietro di voi, in lontananza» proseguì Winston «sentite il rumore di una palla che rimbalza. E infatti, quando vi voltate, vedete una palla che rimbalza verso di voi. Si avvicina sempre più fino a rimbalzarvi accanto e prosegue, sempre rimbalzando fino a scomparire.»
«Esatto» disse Langdon. «La domanda non è se la palla stia rimbalzando, perché questo è evidente. Lo possiamo vedere con i nostri occhi. La domanda è: perché la palla sta rimbalzando? Come ha cominciato a rimbalzare? Qualcuno le ha dato un calcio? È una palla speciale che ama rimbalzare? Le leggi della fisica all’interno di questo corridoio sono tali per cui la palla non ha altra possibilità che rimbalzare all’infinito?»
«Quello che Gould voleva dire» concluse Winston «è che, proprio come con l’evoluzione, non possiamo vedere abbastanza lontano nel passato per capire come è iniziato il processo.»
«Esattamente» disse Langdon. «Noi possiamo solo osservare che sta avvenendo.»
«Un po’ come cercare di spiegare il Big Bang» disse Winston. «I cosmologi hanno creato eleganti formule per descrivere l’espansione dell’universo da un momento dato, “T”, nel passato o nel futuro. Ma quando cercano di individuare l’istante in cui è avvenuto il Big Bang, il momento in cui T è uguale a zero, i matematici impazziscono e descrivono quella che sembra essere una particella mistica di infinito calore e infinita densità.»
Langdon e Ambra si scambiarono un’occhiata, colpiti.
«Esatto anche questa volta» disse Langdon. «E poiché la mente umana non è attrezzata a gestire il concetto di “infinito”, la maggior parte degli scienziati oggi discute dell’universo solo in termini di momenti dopo il Big Bang, dove T è maggiore di zero, e questo ci garantisce che i matematici non si trasformino tutti in mistici.»
Uno dei colleghi di Langdon a Harvard – un serissimo professore di fisica – si era stancato a tal punto degli studenti di filosofia che frequentavano il suo seminario sulle origini dell’universo che alla fine aveva appeso un cartello alla porta della sua aula.
Nella mia aula T > 0.Per tutte le domande in cui T = 0,siete pregati di rivolgervi al dipartimento di religione.«E la panspermia?» chiese Winston. «La teoria secondo cui la vita sulla terra ha avuto origine dai semi portati da un altro pianeta tramite un meteorite o dal pulviscolo cosmico? La panspermia è considerata una valida possibilità scientifica per spiegare l’esistenza della vita sulla terra.»
«Anche se fosse vera» obiettò Langdon «non spiegherebbe come sia cominciata la vita nell’universo. Stiamo solo spostando il problema, ignorando l’origine della palla che rimbalza, e rimandando la grande domanda: “Da dove viene la vita?”.»
Winston ammutolì.
Ambra sorseggiò il suo vino, divertita da quello scambio di vedute.
Quando il Gulfstream raggiunse la quota di crociera e si mise in assetto orizzontale, Langdon si trovò a immaginare cosa avrebbe significato per il mondo se Edmond avesse davvero trovato la risposta a quella domanda antica come l’uomo: “Da dove veniamo?”.
Eppure, a sentire lui, quella risposta era solo parte del suo segreto.
Comunque stessero le cose, Edmond aveva protetto la sua scoperta con una formidabile password, un verso di poesia di quarantasette lettere. Se tutto fosse andato secondo i piani, lui e Ambra l’avrebbero presto scoperta a casa sua, a Barcellona.
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