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Il comandante Diego Garza tornò di corsa verso gli appartamenti reali, stringendo in mano il tablet di Mónica Martín.

Conteneva la registrazione di una telefonata – una conversazione tra un rabbino ungherese di nome Yehuda Köves e una specie di “sentinella” del web – il cui scioccante contenuto non gli aveva lasciato alcuna scelta.

Che dietro al presunto complotto per uccidere Kirsch ipotizzato da questo informatore ci fosse o no Valdespino, Garza sapeva che quando quella registrazione fosse diventata di dominio pubblico la reputazione del vescovo sarebbe stata rovinata per sempre.

“Devo avvertire il principe e metterlo al riparo dalle conseguenze. Valdespino deve essere allontanato da Palazzo prima che questa storia venga fuori.”

In politica la percezione era tutto, e quegli sciacalli dell’informazione, a torto o a ragione, stavano per scagliarsi su Valdespino. Era evidente che il principe ereditario non poteva farsi vedere insieme al vescovo, quella sera.

La responsabile delle relazioni pubbliche, Mónica Martín, lo aveva caldamente consigliato di convincere il principe a rilasciare immediatamente una dichiarazione, se non voleva correre il rischio di essere considerato suo complice.

“Ha ragione” rifletté Garza. “Dobbiamo far parlare Julián in televisione. Subito.”

Arrivò in cima alla scalinata e si avviò trafelato lungo il corridoio verso l’appartamento di Julián, lo sguardo fisso sul tablet.

A quanto pareva, oltre all’immagine del tatuaggio franchista e alla registrazione della telefonata del rabbino, ConspiracyNet aveva intenzione di divulgare di lì a breve anche una terza e decisiva rivelazione che, secondo Martín, sarebbe stata la più provocatoria di tutte.

Una costellazione di punti dato, l’aveva definita lei, e cioè un insieme in apparenza casuale ed eterogeneo di dati certi e fatti presunti che i teorici del complotto venivano incoraggiati ad analizzare e collegare tra loro in maniera coerente per creare possibili “costellazioni”.

“Non sono migliori di quei fanatici di astrologia che vedono sagome di animali nei raggruppamenti casuali delle stelle!” pensò Garza.

Purtroppo i dati certi di ConspiracyNet visualizzati sul tablet che lui stringeva in mano sembravano essere stati appositamente formulati per fondersi in un’unica costellazione che, dal punto di vista del Palazzo, non era affatto bella.

ConspiracyNet.comL’OMICIDIO KIRSCHCOSA SAPPIAMO FINORA

Edmond Kirsch ha condiviso la sua scoperta scientifica con tre leader religiosi: il vescovo Antonio Valdespino, l’allamah Syed al-Fadl e il rabbino Yehuda Köves.Kirsch e al-Fadl sono morti, mentre il rabbino Yehuda Köves non risponde più al telefono di casa e sembra essere scomparso.Il vescovo Valdespino è vivo e sta bene, e l’ultima volta che è stato visto stava uscendo dalla cattedrale diretto al Palazzo reale.L’assassino di Kirsch – identificato come l’ammiraglio Luis Ávila – ha dei tatuaggi che lo collegano a un gruppo di ultraconservatori franchisti.Infine, secondo fonti interne al Guggenheim, la lista degli invitati era blindata, eppure il nome di Luis Ávila è stato aggiunto all’ultimo momento su richiesta di qualcuno all’interno del Palazzo reale. (La persona che ha materialmente esaudito questa richiesta è la futura regina consorte Ambra Vidal.)ConspiracyNet desidera ringraziare il vigilante monte@iglesia.org per gli importanti e continui contributi a questa storia. “Monte@iglesia.org.”

Garza era già arrivato alla conclusione che quell’indirizzo e-mail fosse falso.

Iglesia.org era un importante sito cattolico evangelico della Spagna, una comunità online formata da preti, laici e studenti devoti agli insegnamenti di Cristo. Pareva che l’informatore avesse sfruttato il loro dominio in modo che le sue illazioni sembrassero provenire da Iglesia.org.

“Astuto” pensò Garza, sapendo che il vescovo Valdespino era molto rispettato dai devoti cattolici che seguivano quel sito. Si chiese se l’autore di quei contributi fosse lo stesso informatore che aveva telefonato al rabbino.

Arrivato alla porta dell’appartamento, Garza si domandò come comunicare la notizia al principe. La giornata era cominciata normalmente, ma era come se d’un tratto il Palazzo si fosse trovato impegnato in una guerra con i fantasmi. “Un informatore senza volto di nome Monte? Una serie di punti dato?” A rendere le cose persino peggiori, Garza non aveva ancora ricevuto notizie su Ambra Vidal e Robert Langdon.

“Che il Signore ci aiuti se la stampa viene a sapere del comportamento ribelle di Ambra.”

Il comandante entrò senza bussare. «Principe Julián?» chiamò, andando a passi rapidi verso il soggiorno. «Devo parlarle da solo un momento.»

Arrivato in soggiorno, Garza si fermò di botto.

La stanza era deserta.

«Don Julián?» chiamò, tornando sui propri passi. «Vescovo Valdespino?»

Garza fece il giro di tutto l’appartamento, ma il principe e Valdespino erano spariti.

Immediatamente chiamò il cellulare del principe e rimase sorpreso nel sentir squillare un telefono. Il suono era debole ma comunque percepibile, e proveniva dall’appartamento. Garza ricompose il numero e udì di nuovo lo squillo attutito. Questa volta riuscì a capire da dove proveniva: da un piccolo dipinto appeso alla parete, che nascondeva la cassaforte dell’appartamento.

“Julián ha chiuso il cellulare in cassaforte?”

Per Garza era incredibile che il principe avesse abbandonato il telefono in una serata in cui le comunicazioni erano così importanti.

“E dove sono finiti?”

Garza cercò il numero di cellulare di Valdespino, sperando che almeno lui rispondesse. Con suo grande stupore, da dentro la cassaforte giunse un altro squillo smorzato.

“Anche il vescovo ha lasciato qui il cellulare?”

Assalito da un panico crescente, Garza uscì precipitosamente dall’appartamento. Per parecchi minuti corse come un matto su e giù per i corridoi, chiamando a gran voce i due, cercandoli al piano di sopra e a quello di sotto.

“Non possono essere svaniti nel nulla!”

Quando finalmente smise di correre, si ritrovò ansante ai piedi dell’elegante scalone di Sabatini. Abbassò la testa, sconfitto. Il tablet si era spento e lo schermo scuro rifletteva l’affresco del soffitto.

E l’ironia della cosa gli parve crudele. L’affresco era il famoso capolavoro di Corrado Giaquinto: La monarchia spagnola che rende omaggio alla religione.

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