Origin
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«Qui?» Il conducente del taxi d’acqua aveva l’aria perplessa. «Volete fermarvi qui? L’aeroporto è più lontano. Vi porto là.»
«Grazie, scenderemo qua» disse Langdon, seguendo le istruzioni di Winston.
Con una scrollata di spalle il conducente fermò il motoscafo accanto a un ponticello che recava l’indicazione PUERTO BIDEA. Lì l’argine del fiume era coperto dall’erba alta e sembrava abbastanza accessibile. Ambra era già scesa e stava risalendo la scarpata.
«Quanto le dobbiamo?» chiese Langdon al conducente.
«Niente» rispose l’uomo. «Il vostro amico inglese ha pagato prima. Carta di credito. Tariffa tripla.»
“Winston ha già pagato.” Langdon non era ancora abituato a lavorare con l’assistente computerizzato di Edmond. “È molto meglio di Siri.”
Le doti di Winston non avrebbero dovuto sorprenderlo considerato tutto quello che si leggeva ogni giorno sui compiti complessi che era in grado di portare a termine l’intelligenza artificiale, tra cui scrivere romanzi… Un libro di quel genere per poco non aveva vinto un premio letterario giapponese.
Langdon ringraziò il conducente e saltò giù sull’argine. Prima di risalire la scarpata, si voltò verso l’uomo ancora allibito, si portò un dito davanti alla bocca e disse: «Discreción, por favor».
«Sí, sí» rispose il conducente, coprendosi gli occhi con la mano. «¡No he visto nada!»
Langdon si affrettò su per la sponda, attraversò un binario ferroviario e raggiunse Ambra ai margini di una strada, fiancheggiata da negozietti, che attraversava un paese sonnacchioso.
«Secondo la cartina» disse la voce di Winston dallo smartphone di Edmond «dovreste trovarvi all’incrocio tra la Puerto Bidea e il canale Asua. Dovreste vedere una piccola rotatoria al centro del paese.»
«La vedo» rispose Ambra.
«Bene. Subito dopo la rotatoria troverete una stradina che si chiama Beike Bidea. Prendetela in direzione opposta al centro.»
Due minuti dopo, Langdon e Ambra si erano allontanati dal paese e procedevano a passo svelto lungo una strada di campagna deserta che costeggiava fattorie di pietra tra ettari di pascoli erbosi. Inoltrandosi nella campagna, Langdon capì che c’era qualcosa che non andava. In lontananza, alla loro destra, sopra la cima di una collina, il cielo era illuminato da una calotta caliginosa di luce.
«Se quelle sono le luci del terminal, siamo molto distanti.»
«Il terminal si trova a tre chilometri dalla vostra posizione» disse Winston.
Ambra e Langdon si scambiarono un’occhiata preoccupata. Winston aveva detto loro che avrebbero dovuto camminare solo per otto minuti.
«Secondo le immagini satellitari di Google» proseguì Winston «dovrebbe esserci un grande campo alla vostra destra. Vi sembra di poterlo attraversare?»
Langdon lanciò un’occhiata al campo di fieno che saliva dolcemente in direzione delle luci del terminal. «Certo che possiamo risalirlo» disse «ma per fare tre chilometri impiegheremo…»
«Lei risalga la collina, professore, e segua le mie istruzioni alla lettera.» Il tono di Winston era educato e distaccato come sempre, ma Langdon capì di essere appena stato redarguito.
«Complimenti» sussurrò Ambra divertita mentre cominciavano a risalire la collina. «È la prima dimostrazione di irrazionalità che sento da parte di Winston.»
«EC346, qui è la torre di controllo» gridò la voce nelle cuffie di Siegel. «Dovete liberare la pista o tornare all’hangar per le riparazioni. Quali sono le vostre condizioni?»
«Ci stiamo ancora lavorando» mentì Siegel, lanciando un’occhiata alla telecamera di coda. Niente aerei… solo le deboli luci della torre in lontananza. «Ci serve ancora un minuto.»
«Ricevuto. Teneteci informati.»
Il copilota diede un colpetto sulla spalla a Siegel e gli indicò un punto oltre il parabrezza.
Siegel seguì lo sguardo del collega ma vide solo l’alta recinzione davanti all’aereo. All’improvviso, dall’altra parte della rete metallica, scorse un’immagine quasi irreale. “Cosa diavolo…?”
Nel campo buio oltre la recinzione si erano materializzate dall’oscurità due silhouette spettrali che, superata la cima di una collinetta, ora puntavano dritto verso l’aereo. Quando le due figure furono più vicine, Siegel riconobbe l’inconfondibile abito bianco con la fascia nera in diagonale sul corpetto che aveva visto quella sera, in televisione.
“Ambra Vidal?”
Qualche volta Ambra aveva volato con Kirsch, e Siegel aveva provato un fremito di eccitazione ogni volta che la celebre bellezza spagnola era a bordo. Ora non riusciva proprio a immaginare cosa ci facesse in un campo fuori dall’aeroporto di Bilbao.
Anche il tizio alto che accompagnava Ambra era vestito da sera, e Siegel si ricordò che anche lui aveva fatto parte del programma di Kirsch.
“Il professore americano. Robert Langdon.”
La voce di Winston tornò di colpo. «Comandante Siegel, ora dovrebbe vedere due persone sull’altro lato della recinzione, e non ho dubbi che le riconoscerà.» A Siegel vennero i brividi nel sentire il tono compassato dell’inglese. «Non posso spiegarle bene la situazione, ma la prego di rispettare le mie richieste come se venissero dal signor Kirsch. Per il momento le basti sapere che…» Winston si interruppe per una frazione di secondo «le stesse persone che hanno assassinato Edmond Kirsch stanno cercando di uccidere Ambra Vidal e Robert Langdon. Abbiamo bisogno del suo aiuto per metterli al sicuro.»
«Ma… certo» farfugliò Siegel, cercando di assimilare l’informazione.
«La signorina Vidal e il professor Langdon devono salire subito a bordo dell’aereo.»
«Qua?» esclamò Siegel.
«Sono consapevole dei problemi tecnici derivanti da un cambio di manifesto ma…»
«È consapevole dei problemi tecnici derivanti da una recinzione alta tre metri che corre tutto intorno all’aeroporto?»
«Certamente» rispose Winston impassibile. «E, comandante Siegel, anche se io e lei lavoriamo insieme solo da pochi mesi, deve fidarsi di me. Quello che sto per chiederle è esattamente ciò che Edmond vorrebbe che lei facesse in una situazione del genere.»
Siegel ascoltò incredulo il piano che Winston gli esponeva. «Quello che propone è impossibile!» obiettò.
«Al contrario» ribatté Winston. «È del tutto fattibile. Ognuno dei due motori ha settemila chilogrammi di spinta e l’ogiva sul muso è progettata per resistere a un impatto…»
«Non sono gli aspetti tecnici che mi preoccupano, ma quelli legali» ribatté Siegel secco. «Non voglio che mi revochino la licenza di pilota!»
«La capisco, comandante Siegel» rispose Winston pacato. «Ma in questo momento la futura regina consorte di Spagna è in grave pericolo. Il suo intervento contribuirà a salvarle la vita. Mi creda, quando la verità verrà a galla, lei non riceverà un ammonimento ma una medaglia dal re.»
Fermi nell’erba alta, Langdon e Ambra osservavano la recinzione di sicurezza illuminata dalle luci del jet.
Seguendo le istruzioni di Winston, si allontanarono dalla recinzione mentre i motori del jet andavano su di giri e l’aereo cominciava a rullare in avanti. Anziché seguire la curva della pista di rullaggio, però, l’aereo proseguì dritto verso di loro, oltrepassando le linee di sicurezza dipinte per terra, e arrivò fin dove finiva l’asfalto. Poi rallentò e proseguì lento ma inesorabile verso la recinzione.
Langdon vide che l’ogiva sul muso del jet era puntata su uno dei pesanti pali di sostegno della recinzione. Quando il grosso muso impattò contro il palo, i motori del jet andarono ancora un po’ più su di giri.
Langdon si aspettava una maggior resistenza, ma evidentemente due motori Rolls-Royce e quaranta tonnellate di peso erano più di quanto quella recinzione potesse sopportare. Con un gemito metallico il palo si inclinò in avanti, portandosi dietro un grosso blocco di asfalto attaccato alla base, come la zolla di un albero crollato.
Langdon non perse tempo e afferrò la recinzione caduta, abbattendola ulteriormente di quel tanto da poterla scavalcare. Quando arrivarono sulla pista, era già stata abbassata la scaletta e un pilota in divisa faceva loro segno di salire a bordo.
Ambra guardò Langdon con un sorrisino. «Dubiti ancora di Winston?»
Langdon era senza parole.
Mentre salivano di corsa la scaletta ed entravano nell’ambiente ovattato dell’abitacolo, udì il pilota in cabina parlare con la torre di controllo.
«Sì, torre di controllo, vi sento» stava dicendo «ma il vostro radar di terra deve essere mal calibrato. Noi non abbiamo lasciato la pista di rullaggio. Ripeto, siamo ancora sulla pista di rullaggio. La spia si è spenta e siamo pronti al decollo.»
Il copilota chiuse il portellone mentre il comandante attivava gli inversori di spinta, riportando lentamente indietro l’aereo, lontano dalla recinzione abbattuta. Poi il jet cominciò l’ampia curva di rientro sulla pista.
Nel sedile di fronte ad Ambra, Robert Langdon chiuse gli occhi per un momento e fece un respiro profondo. Fuori, i motori andarono su di giri e, quando il jet partì rombando sulla pista, lui sentì la pressione provocata dall’accelerazione.
Qualche istante dopo l’aereo puntava verso il cielo, inclinato in una virata stretta verso sudest, sfrecciando nella notte alla volta di Barcellona.
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