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Origin

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“Il mio capo è stato assassinato.”

A Josh Siegel tremavano le mani sulla cloche mentre, ai comandi del Gulfstream G550 di Edmond Kirsch, rullava verso la pista principale dell’aeroporto di Bilbao.

“Non sono in condizioni di volare” pensò, sapendo che il suo copilota era scosso quanto lui.

Il comandante Siegel pilotava jet privati per Edmond Kirsch da molti anni, e l’orribile omicidio di quella sera era stato per lui un colpo devastante. Un’ora prima, Siegel e il suo copilota erano seduti nella sala d’aspetto dell’aeroporto a guardare la diretta streaming dal Guggenheim.

“Tipico show in stile Edmond” aveva osservato Siegel ridendo, colpito dall’abilità del suo capo di attirare grandi folle. Mentre guardava il programma, si era ritrovato, lui come molte altre persone presenti nella sala, sporto in avanti per la curiosità, finché, in un lampo, la serata si era conclusa nel più orribile dei modi.

Nei momenti immediatamente successivi, Siegel e il suo copilota erano rimasti lì, storditi, a guardare i notiziari e a chiedersi cosa fare.

Dieci minuti dopo a Siegel era squillato il telefono. Era Winston, l’assistente personale di Edmond. Siegel non lo aveva mai incontrato di persona ma, sebbene l’inglese fosse un tipo strano, era abituato a coordinarsi con lui.

“Se non ha ancora visto la televisione, farebbe meglio ad accenderla” aveva detto Winston.

“Abbiamo visto tutto” aveva risposto Siegel. “Siamo entrambi sconvolti.”

“Dovete riportare l’aereo a Barcellona” aveva ordinato Winston, in tono stranamente distaccato, considerato quanto era appena successo. “Preparatevi al decollo. Io vi richiamerò tra poco. Vi prego di non decollare finché non ci saremo parlati.”

Siegel non sapeva se le istruzioni di Winston rispecchiassero il volere di Edmond ma, in quel momento, qualunque ordine era il benvenuto.

Su richiesta di Winston, Siegel e il copilota avevano presentato il manifesto passeggeri per il volo a Barcellona con zero presenze – un “volo col morto”, come si diceva con espressione deplorevole nel gergo dei piloti –, erano usciti dall’hangar e avevano iniziato i controlli prevolo.

Era passata mezz’ora prima che Winston richiamasse. “Siete pronti per il decollo?”

“Sì.”

“Bene. Suppongo userete la solita pista orientata a est?”

“Esatto.” Certe volte Siegel trovava Winston terribilmente pedante.

“Contattate la torre di controllo, per favore, e chiedete il permesso di decollare. Rullate fino in fondo al campo di aviazione, ma non immettetevi sulla pista di decollo.”

“Devo fermarmi sulla pista di rullaggio?”

“Sì, solo un minuto. Per favore, avvertitemi quando siete là.”

Siegel e il suo copilota si erano scambiati un’occhiata perplessa. La richiesta di Winston non aveva alcun senso.

La torre di controllo avrebbe potuto avere qualcosa da obiettare, ma Siegel aveva comunque portato il jet lungo le varie piste di rullaggio e i raccordi verso l’inizio della pista di decollo all’estremità ovest dell’aeroporto. Ora stava percorrendo gli ultimi cento metri prima di immettersi, con una curva di novanta gradi a destra, sulla pista di decollo orientata a est.

«Winston?» disse Siegel, fissando la recinzione metallica che circondava l’aeroporto. «Siamo in fondo alla pista di rullaggio.»

«Restate lì, per favore» disse Winston. «Vi richiamerò.»

“Non posso restare qui!” pensò Siegel, chiedendosi cosa diavolo stesse facendo Winston. Fortunatamente la telecamera posteriore del Gulfstream non mostrava alcun aereo, quindi se non altro non stavano bloccando il traffico. Le uniche luci erano quelle della torre di controllo, un debole chiarore all’altro capo della pista, a tre chilometri di distanza.

Passarono sessanta secondi.

“Qui è la torre di controllo” gracchiò una voce in cuffia. “EC346, avete il permesso di decollare dalla pista numero uno. Ripeto, avete il permesso di decollare.”

Siegel avrebbe tanto voluto farlo, ma stava ancora aspettando istruzioni dall’assistente di Edmond. «Grazie, torre di controllo» disse. «Dobbiamo restare qui ancora un minuto. Ci si è accesa una spia e stiamo controllando.»

«Ricevuto. Avvisateci quando siete pronti.»

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