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Situata al piano terra del Palazzo di Madrid, la biblioteca reale è una spettacolare sequenza di sale riccamente ornate contenenti migliaia di preziosissimi volumi, compreso un Libro delle Ore miniato della regina Isabella, la Bibbia personale di parecchi re e regine, e un codice con cantonali in ferro risalente all’epoca di Alfonso XI.

Garza entrò di corsa. Non voleva lasciare il principe solo troppo a lungo tra le grinfie di Valdespino. Stava ancora cercando di dare un senso alla notizia che il vescovo si era incontrato con Kirsch qualche giorno prima e aveva deciso di tenere segreto quell’incontro. “Persino alla luce della presentazione e dell’omicidio di Kirsch.”

Garza attraversò la grande biblioteca immersa nell’oscurità, andando verso la responsabile delle relazioni pubbliche, Mónica Martín, che lo aspettava con il tablet acceso in mano.

«Mi rendo conto che lei ha molto da fare, signore» disse Martín «ma la questione è urgente. Sono venuta a cercarla di sopra perché il nostro centro di sicurezza ha ricevuto una preoccupante e-mail da ConspiracyNet.»

«Da chi?»

«ConspiracyNet è un famoso sito complottista. Come giornalismo è scadente e il linguaggio è da tabloid, ma hanno milioni di follower. Se vuole sapere la mia opinione, il sito diffonde fake news, ma gode di molto rispetto tra i teorici del complotto.»

Nella mente di Garza, le parole “rispetto” e “complotto” erano antitetiche.

«È tutta la sera che pubblicano scoop sul caso Kirsch» proseguì Martín. «Non so da dove prendano le informazioni, ma il sito è diventato il riferimento di blogger e teorici del complotto. Persino le reti televisive fanno capo a loro per le ultime notizie.»

«Vieni al punto» la esortò Garza.

«ConspiracyNet è in possesso di nuove informazioni che riguardano il Palazzo» disse Martín, spingendosi gli occhiali sul naso. «Tra dieci minuti le pubblicheranno e volevano darci la possibilità di commentarle in anticipo.»

Garza fissò la ragazza con espressione incredula. «Il Palazzo non commenta pettegolezzi sensazionalistici!»

«Gli dia almeno un’occhiata, signore.» Martín gli porse il tablet.

Garza glielo tolse di mano in malo modo e si ritrovò a guardare una seconda foto dell’ammiraglio Luis Ávila. La foto non era centrata, come se fosse stata scattata per caso, e ritraeva Ávila in alta uniforme bianca mentre passava davanti a un dipinto. Dava l’impressione che fosse stata fatta da un visitatore che cercava di fotografare un’opera d’arte e aveva involontariamente immortalato l’ammiraglio che, senza accorgersene, gli era passato davanti.

«So benissimo che aspetto ha Ávila» disse brusco Garza, impaziente di tornare su di sopra dal principe e da Valdespino. «Perché me la stai mostrando?»

«Passi alla seguente.»

Garza fece scorrere le immagini. La foto successiva era l’ingrandimento di un dettaglio della precedente, la mano destra dell’ammiraglio lanciata in avanti mentre lui camminava. Immediatamente Garza vide un segno sul palmo di Ávila. Sembrava un tatuaggio.

Garza rimase a fissare l’immagine per qualche istante. Conosceva bene quel simbolo, come molti spagnoli, specialmente quelli delle generazioni più vecchie.

“Il simbolo di Franco.”

Impresso ovunque per tutta la Spagna intorno alla metà del XX secolo, il simbolo era sinonimo della dittatura ultraconservatrice del generale Francisco Franco, un regime brutale fondato su nazionalismo, autoritarismo, militarismo, antiliberalismo e cattolicesimo nazionale.

Garza sapeva che il simbolo era formato da sei lettere che, unite, componevano una parola latina che definiva alla perfezione l’immagine che Franco aveva di sé.

Victor.

Spietato, violento, intransigente, Francisco Franco era salito al potere con il sostegno militare della Germania nazista e dell’Italia di Mussolini. Aveva ucciso migliaia di avversari prima di prendere il totale controllo del paese nel 1939 e autoproclamarsi El Caudillo, l’equivalente spagnolo del Führer. Durante la Guerra civile e nei primi anni di dittatura, coloro che gli si opponevano erano scomparsi nei campi di concentramento, dove si stimava fossero state giustiziate trecentomila persone.

Presentandosi come difensore della “Spagna cattolica” e nemico del comunismo ateo, Franco aveva assunto una posizione risolutamente maschilista, escludendo per decreto le donne da molte posizioni di potere all’interno della società, togliendo loro il diritto di diventare insegnanti, giudici o impiegate di banca, e persino il diritto di abbandonare il marito se le maltrattava. Annullò tutti i matrimoni che non erano stati celebrati secondo il rito cattolico e, tra le altre cose, mise al bando il divorzio, la contraccezione, l’aborto e l’omosessualità.

Fortunatamente, ora le cose erano cambiate, ma Garza era sbalordito dalla rapidità con cui la nazione aveva dimenticato il periodo più buio della sua storia.

Il pacto del olvido – un accordo politico raggiunto a livello nazionale per “dimenticare” tutto quanto era accaduto sotto il brutale governo di Franco – aveva fatto sì che a scuola ai bambini spagnoli venisse insegnato molto poco sul dittatore. Un sondaggio condotto tra gli adolescenti spagnoli aveva rivelato che questi conoscevano più l’attore James Franco che il dittatore Francisco Franco.

Le generazioni più vecchie, però, non avrebbero mai dimenticato. Il simbolo VICTOR – come la svastica nazista – avrebbe per sempre suscitato orrore nei cuori di coloro che erano abbastanza vecchi da ricordare quegli anni brutali. Ancora oggi, c’era chi denunciava che tra i più alti vertici del governo e della Chiesa spagnoli si annidavano fazioni segrete di sostenitori del franchismo, una comunità clandestina di tradizionalisti irriducibili determinati a riportare la Spagna alle posizioni di estrema destra del secolo passato.

Garza doveva ammettere che c’erano molti nostalgici che, davanti al caos e all’apatia spirituale della Spagna contemporanea, pensavano che il paese potesse essere salvato solo da una religione di Stato più forte, da un governo autoritario e dall’imposizione di linee guida morali più rigorose.

“Guardate i nostri giovani!” gridavano. “Sono allo sbando!”

Negli ultimi mesi, nell’imminenza del passaggio del trono spagnolo al giovane principe Julián, tra i tradizionalisti era cresciuto il timore che anche il Palazzo reale sarebbe presto diventato un’altra voce di cambiamento progressista nel paese. Ad alimentare le loro preoccupazioni c’era stato il recente fidanzamento del principe con Ambra Vidal – non solo basca, ma pure agnostica dichiarata – che, come regina di Spagna, avrebbe sicuramente influenzato il principe su questioni religiose e di Stato.

“Sono giorni pericolosi” pensava Garza. “Il contrasto tra passato e futuro non è mai stato così forte.”

Oltre a una spaccatura religiosa sempre più profonda, la Spagna si trovava di fronte anche a un bivio politico. Il paese sarebbe rimasto una monarchia? Oppure la Corona sarebbe stata abolita per sempre come era accaduto in Austria, Ungheria e molti altri paesi europei? Solo il tempo avrebbe potuto dirlo. Per le strade, gli anziani tradizionalisti sventolavano bandiere della Spagna, mentre i giovani progressisti ostentavano orgogliosi il viola, il giallo e il rosso, i colori della vecchia bandiera repubblicana.

“Julián erediterà una polveriera.”

«Appena ho visto il tatuaggio di Franco» disse Martín, riportando l’attenzione di Garza al tablet «ho pensato che fosse stato aggiunto alla foto con un ritocco digitale, sa, uno stratagemma per agitare le acque. I siti specializzati in teorie del complotto fanno a gara per catturare le visualizzazioni, e un collegamento con il franchismo avrebbe un’enorme risonanza, tanto più se si considera la natura anticristiana della presentazione di Kirsch.»

Garza sapeva che la ragazza aveva ragione. “Farebbe impazzire i teorici del complotto.”

Martín indicò il tablet. «Legga il commento che intendono pubblicare.»

Con una sensazione di timore, Garza diede un’occhiata al lungo testo che accompagnava la foto.

ConspiracyNet.comAGGIORNAMENTO SU EDMOND KIRSCHNonostante gli iniziali sospetti che l’omicidio di Edmond Kirsch sia opera di fanatici religiosi, la scoperta di questo simbolo franchista ultraconservatore fa pensare che l’omicidio possa avere anche motivazioni politiche. I sospetti che figure conservatrici ai più alti livelli del governo spagnolo, e forse addirittura all’interno del Palazzo reale, stiano lottando per il controllo del vuoto di potere provocato dall’assenza del re e dalla sua imminente morte…«Vergognoso» disse Garza, brusco. Aveva letto fin troppo. «Tutte queste illazioni per un tatuaggio? Non significa nulla. A parte la presenza di Ambra Vidal sulla scena dell’omicidio, questa vicenda non ha niente a che vedere con le politiche del Palazzo reale. No comment.»

«Signore» insistette Martín «se legge il resto del commento, vedrà che stanno cercando di collegare il vescovo Valdespino direttamente all’ammiraglio Ávila. Fanno intendere che il vescovo possa essere segretamente un franchista che per anni ha consigliato il re, impedendogli di apportare cambiamenti radicali al paese.» Fece una pausa. «Quest’ultima asserzione sta prendendo piede in rete.»

Ancora una volta, Garza si trovò a corto di parole. Non riconosceva più il mondo in cui viveva.

“Ora le fake news hanno lo stesso peso delle notizie reali.” Garza guardò Martín e si costrinse a parlare con calma. «Mónica, questa è tutta una montatura creata da blogger fantasiosi per il loro divertimento personale. Ti garantisco che Valdespino non è un franchista. Ha servito fedelmente il re per decenni e non esiste la possibilità che sia in qualche modo legato a un assassino franchista. Il Palazzo non ha alcun commento da fare al riguardo. Sono stato chiaro?» Si voltò verso la porta, impaziente di tornarsene di sopra.

«Signore, aspetti!» esclamò Martín e lo afferrò per il braccio.

Garza si bloccò, fissando inorridito la mano della sua giovane sottoposta.

Martín la ritrasse all’istante. «Mi scusi, signore, ma ConspiracyNet ci ha inviato anche la registrazione di una telefonata appena avvenuta a Budapest.» La giovane sbatté nervosamente le palpebre dietro le lenti spesse. «Neanche questa le piacerà.»

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