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Mentre il Gulfstream G550 di Kirsch iniziava la sua discesa verso Barcellona, Robert Langdon finì di bere la seconda tazza di caffè e guardò i resti dell’improvvisato spuntino di mezzanotte che lui e Ambra avevano appena consumato saccheggiando la cucina di bordo di Edmond: noccioline, gallette di riso e un assortimento di “barrette vegane” che per Langdon avevano tutte lo stesso sapore.

Di fronte a lui, Ambra aveva appena finito il secondo bicchiere di vino rosso e ora aveva un’aria molto più rilassata. «Grazie per essere stato ad ascoltarmi» gli disse, un po’ imbarazzata. «Per ovvi motivi, non potevo parlare di Julián con nessuno.»

Langdon rispose con un cenno del capo, lasciando intendere che comprendeva benissimo. Lei aveva appena finito di raccontargli la storia dell’imbarazzante proposta di matrimonio in televisione. “Non aveva altra scelta” pensò, sapendo bene che Ambra non poteva rischiare di umiliare il futuro re di Spagna in diretta televisiva.

«Ovviamente, se avessi immaginato che mi avrebbe chiesto di sposarlo così presto» proseguì Ambra «gli avrei detto che non potevo avere bambini. Ma è successo tutto talmente in fretta.» Scosse il capo e guardò fuori dal finestrino con aria triste. «Credevo di amarlo. Non so, forse era solo l’eccitazione di…»

«Un principe alto, bello e tenebroso?» azzardò Langdon, con un sorrisetto.

Ambra fece una risata sommessa e si voltò verso di lui. «Sì, anche quello. Non so, sembrava una brava persona. Un po’ fuori dal mondo, magari, ma romantico… non il tipo da poter essere coinvolto in un omicidio.»

Langdon sospettava che avesse ragione. Il principe avrebbe tratto pochi vantaggi dalla morte di Edmond, e non c’erano prove concrete che indicassero un suo coinvolgimento… solo una telefonata partita da Palazzo in cui qualcuno chiedeva di aggiungere l’ammiraglio Ávila alla lista degli invitati. A quel punto, il vescovo Valdespino pareva essere il più ovvio sospettato: era venuto a conoscenza dell’annuncio che Edmond intendeva fare con anticipo sufficiente a organizzare un piano per fermarlo, e ne aveva compreso – lui, meglio di chiunque altro – il potenziale distruttivo sull’autorità delle religioni mondiali.

«Ovviamente, non posso sposare Julián» aggiunse Ambra a bassa voce. «Continuo a pensare che romperà il fidanzamento ora che sa che non posso avere figli. Il suo casato detiene la Corona da quattro secoli. Qualcosa mi dice che non sarà la direttrice di un museo di Bilbao a far finire la stirpe.»

L’altoparlante sopra di loro gracchiò, e il pilota annunciò che era venuto il momento di prepararsi all’atterraggio a Barcellona.

Riscossa dalle sue riflessioni sul principe, Ambra si alzò e cominciò a mettere in ordine la cabina, sciacquando i bicchieri e gettando il cibo che non avevano consumato.

«Professore» disse Winston dal cellulare di Edmond posato sul tavolo «ho pensato fosse meglio avvertirla che ci sono nuove informazioni che stanno diventando virali in rete, prove solide che indicano un legame segreto tra il vescovo Valdespino e l’assassino, l’ammiraglio Ávila.»

A quelle parole Langdon si allarmò.

«Purtroppo c’è dell’altro» aggiunse Winston. «Come sapete, all’incontro segreto tra Kirsch e Valdespino erano presenti altri due leader religiosi: un importante rabbino e un imam molto apprezzato. Questa sera, l’imam è stato trovato morto nel deserto vicino a Dubai. E negli ultimi minuti stanno arrivando notizie preoccupanti da Budapest: pare che il rabbino sia stato rinvenuto privo di vita, apparentemente stroncato da un infarto.»

Langdon era senza parole.

«I blogger» proseguì Winston «si stanno già interrogando sulla concomitanza delle loro morti.»

Langdon annuì in silenzio, incredulo. Comunque fosse, ora il vescovo Antonio Valdespino era l’unica persona al mondo a sapere cosa avesse scoperto Kirsch.

Quando il Gulfstream G550 atterrò sulla pista deserta dell’aeroporto di Sabadell, ai piedi delle colline di Barcellona, Ambra fu sollevata nel vedere che non c’erano paparazzi né giornalisti ad attenderli.

Edmond sosteneva di aver scelto di tenere il suo aereo in quel piccolo aeroporto per evitare le folle di fan all’aeroporto di El Prat.

Ma Ambra sapeva che non era quello il vero motivo.

In realtà, Edmond amava essere al centro dell’attenzione e aveva ammesso di tenere l’aereo a Sabadell solo per avere la scusa di percorrere le strade tortuose fino a casa alla guida della sua auto sportiva preferita, una Tesla Model X P90D che, a sentire lui, gli era stata consegnata da Elon Musk in persona come regalo personale. Si diceva che una volta Edmond avesse sfidato i suoi piloti in una gara di velocità sulla pista dell’aeroporto – il Gulfstream contro la Tesla – e che loro, dopo aver fatto qualche calcolo, avessero declinato.

“Mi mancherà Edmond” pensò Ambra, triste. Certo, era un uomo egocentrico e arrogante, ma anche geniale e brillante, e meritava molto di più dalla vita di quanto gli era successo quella sera. “Spero solo di poterlo onorare rendendo nota la sua scoperta.”

Quando l’aereo arrivò dentro l’hangar privato di Edmond e spense i motori, Ambra vide che anche lì era tutto tranquillo. Evidentemente, lei e il professor Langdon erano riusciti a muoversi senza attirare l’attenzione.

Scendendo per prima la scaletta dell’aereo, la donna inspirò a fondo, cercando di schiarirsi la mente. Il secondo bicchiere di vino si stava facendo sentire e si pentì di averlo bevuto. Mettendo il piede sul pavimento di cemento dell’hangar, incespicò appena e sentì sulla spalla la mano forte di Langdon che la sosteneva.

«Grazie» sussurrò, voltandosi a sorridere al professore che, grazie alle due tazze di caffè, ora era perfettamente sveglio.

«Dovremmo andarcene da qui il più in fretta possibile» disse Langdon, guardando il grosso SUV nero parcheggiato in un angolo. «Immagino sia quello il veicolo di cui mi hai parlato?»

Ambra annuì. «L’amore segreto di Edmond.»

«Strana targa.»

Ambra lanciò un’occhiata alla targa personalizzata e fece una risatina.

E-WAVE«Be’» spiegò «Edmond mi ha detto che Google e la NASA hanno acquistato un pionieristico supercomputer chiamato D-Wave, uno dei primi computer quantistici del mondo. Ha cercato di spiegarmi di cosa si tratta ma è piuttosto complicato: ha a che fare con la sovrapposizione quantistica, ed è una categoria totalmente nuova di macchine. Comunque, Edmond mi ha detto che voleva costruire qualcosa che avrebbe spazzato via il D-Wave. E pensava di chiamare questo suo nuovo computer E-Wave.»

«E come Edmond» disse Langdon tra sé e sé.

“E poi la E è un passo dopo la D” pensò Ambra, ricordando un esempio simile che le aveva fatto Edmond a proposito del famoso computer di 2001: Odissea nello spazio che, secondo una leggenda metropolitana, era stato chiamato HAL perché ogni lettera era precedente a quelle di IBM nell’alfabeto.

«E le chiavi?» chiese Langdon. «Hai detto che sai dove le nasconde.»

«Non usa una chiave.» Ambra gli mostrò lo smartphone di Edmond. «Me lo ha fatto vedere quando è venuto qui il mese scorso.» Toccò lo schermo del telefono, aprì la app Tesla, e digitò la funzione “summon”.

Immediatamente, nell’angolo dell’hangar, i fari del SUV si accesero e la Tesla – senza emettere il minimo rumore – partì e venne a fermarsi accanto a loro.

Langdon drizzò la testa, nervoso all’idea di un’auto che si guidava da sola.

«Non preoccuparti» lo rassicurò Ambra. «Lascerò guidare te fino all’appartamento di Edmond.»

Langdon annuì, grato, e girò intorno all’auto per andare a mettersi al posto di guida. Passando davanti al cofano si bloccò, guardò la targa e si fece una risata.

Ambra sapeva cosa lo aveva colpito: la cornice porta targa dell’auto, su cui campeggiava la scritta E I GEEK EREDITERANNO LA TERRA.

«Solo Edmond poteva scrivere una cosa così» disse Langdon mettendosi al volante. «Il senso della misura non è mai stato il suo forte.»

«Amava quest’auto» disse Ambra, sedendo accanto a lui. «Completamente elettrica e più veloce di una Ferrari.»

Langdon alzò le spalle, osservando il cruscotto supertecnologico. «Io non sono un amante delle auto.»

Ambra sorrise. «Dopo stasera lo diventerai.»

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