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Ambra Vidal si trovava sola all’interno della cabina del motoscafo, stretta nella giacca di Robert Langdon. Qualche minuto prima, quando lui le aveva chiesto perché avesse accettato di sposare un uomo che conosceva appena, lei aveva risposto con sincerità: “Non mi ha lasciato altra scelta”.

Il suo fidanzamento con Julián era una sventura a cui non riusciva neppure a pensare, quella sera, dopo tutto quello che era successo.

“Sono caduta in una trappola… Sono ancora in trappola.”

Ora, guardando la propria immagine riflessa nel vetro sudicio del finestrino, fu assalita da un insostenibile senso di solitudine. Non era tipo da abbandonarsi all’autocommiserazione, ma in quel momento si sentiva fragile, spaesata.

“Sono fidanzata con un uomo coinvolto in un brutale omicidio.”

Il principe aveva segnato il destino di Edmond con una semplice telefonata un’ora prima dell’evento. Ambra era impegnata nei frenetici preparativi prima dell’arrivo degli invitati quando una ragazza dello staff era corsa da lei, sventolando tutta eccitata un foglietto.

“¡Señorita Vidal! ¡Mensaje para usted!”

Emozionata e senza fiato, la ragazza aveva spiegato che al front desk del museo era appena arrivata una telefonata importante.

“L’identificativo del chiamante” aveva detto, con voce stridula “diceva Palazzo reale di Madrid, per cui ovviamente ho risposto! Era una persona che chiamava dall’ufficio del principe Julián!”

“Hanno chiamato il front desk? Hanno il mio numero di cellulare.”

“Il segretario del principe ha detto di avere provato a chiamarla” aveva risposto la ragazza dello staff “ma non c’è riuscito.”

Ambra aveva controllato il cellulare ma, stranamente, non c’erano chiamate perse. Poi si era ricordata che alcuni tecnici avevano appena provato il sistema di disturbo di segnale del museo. Il segretario di Julián doveva aver chiamato proprio nel momento in cui non c’era campo.

“Pare che oggi il principe abbia ricevuto una telefonata da un importante amico di Bilbao che desidera partecipare all’evento di stasera.” La ragazza le aveva porto il foglietto. “Sperava che lei riuscisse ad aggiungere un nome all’elenco degli invitati di stasera.”

Ambra aveva letto il messaggio.

Almirante Luis Ávila (Retirado)Armada Española“Un ufficiale della marina militare spagnola in pensione?” aveva pensato.

“Il segretario ha lasciato un numero dicendo di richiamare se vuole discuterne con Don Julián, che però stava per andare a una riunione, quindi probabilmente non lo troverà. Ma ha ripetuto più volte che il principe spera tanto che la sua richiesta non sia un’imposizione.”

“Un’imposizione, questa?” aveva pensato Ambra, infuriata. Dopo tutto quello che le aveva fatto passare… “Me ne occupo io” aveva detto poi. “Grazie.”

La ragazza si era allontanata svolazzando come se avesse appena riferito la parola di Dio. Ambra aveva guardato il foglio con aria torva, irritata dal fatto che Julián pensasse di poter esercitare la sua influenza su di lei in quel modo, specialmente dopo che aveva cercato in mille maniere di convincerla a non partecipare all’evento di quella sera.

“Anche questa volta non mi lasci altra scelta” aveva pensato.

Se avesse ignorato la sua richiesta, il risultato sarebbe stato uno sgradevole braccio di ferro all’ingresso con un importante ufficiale della marina. L’evento di quella sera era stato meticolosamente pianificato e avrebbe ricevuto una copertura mediatica senza precedenti. “L’ultima cosa di cui ho bisogno è un imbarazzante battibecco con uno dei potenti amici di Julián.”

L’ammiraglio Ávila non era stato passato al vaglio né messo sulla lista degli ospiti già controllati, ma Ambra aveva pensato che nel suo caso un controllo di sicurezza fosse superfluo oltre che potenzialmente offensivo.

E così, visti i tempi stretti, Ambra aveva preso l’unica decisione possibile. Aveva aggiunto il nome dell’ammiraglio Ávila alla lista degli ospiti all’ingresso e lo aveva inserito nel database delle guide in modo che potessero essere preparate delle cuffie anche per lui.

Poi se n’era tornata al lavoro.

“E ora Edmond è morto” rifletté Ambra, nell’oscurità del motoscafo. Mentre cercava di scacciare dalla mente quei ricordi dolorosi, fu colpita da uno strano pensiero.

“Io non ho parlato direttamente con Julián… il messaggio mi è arrivato tramite un’altra persona.”

Quell’idea le diede un barlume di speranza.

“È possibile che Robert abbia ragione? E che Julián sia innocente?”

Ci rifletté ancora un istante, poi si affrettò a uscire.

Trovò il professore in piedi, a prua, che fissava la notte con le mani strette sulla falchetta. Ambra lo raggiunse e rimase sorpresa nel vedere che l’imbarcazione aveva lasciato il corso principale del fiume Nervión e ora procedeva verso nord lungo un piccolo affluente che, più che un fiume, pareva un canale insidioso dalle rive coperte di fango. L’acqua bassa e l’alveo stretto la mettevano in ansia, ma il conducente sembrava non curarsene, proseguendo a tutta velocità lungo il varco angusto con le luci anteriori che gli illuminavano il percorso.

Ambra riferì a Langdon della telefonata arrivata dall’ufficio del principe. «Io so solo che il front desk del museo ha ricevuto una telefonata proveniente dal Palazzo reale di Madrid. Tecnicamente, potrebbe averla fatta chiunque, facendosi passare per il segretario di Julián.»

Langdon annuì. «Potrebbe essere questo il motivo per cui ha scelto di farle riferire il messaggio anziché parlare con lei direttamente. Ha qualche idea di chi potrebbe essere?» Considerati i precedenti di Edmond con Valdespino, Langdon era propenso a credere che ci fosse sotto lo zampino del vescovo.

«Potrebbe essere chiunque» rispose Ambra. «Questo è un momento delicato, a Palazzo. Ora che Julián è al centro dell’attenzione, un sacco di vecchi consiglieri fanno a gara per guadagnarsi i suoi favori. Il paese sta cambiando, e credo che molte persone della vecchia guardia stiano disperatamente tentando di conservare il potere.»

«Be’, chiunque sia» disse Langdon «speriamo che non capisca che stiamo cercando di trovare la password di Edmond e rendere pubblica la sua scoperta.»

Mentre pronunciava quelle parole, si rese conto di quanto fosse avventata la loro impresa.

E decisamente pericolosa.

“Edmond è stato ucciso per impedire che questa informazione venisse divulgata.”

Per un istante, fu tentato di salire su un volo diretto verso casa e lasciare che fosse qualcun altro a occuparsi di quella faccenda.

“Sì, sarebbe meno rischioso… ma non se ne parla proprio… no.”

Langdon provava un forte obbligo morale nei confronti del suo vecchio allievo, oltre che una profonda indignazione per il fatto che un’importante scoperta scientifica potesse venire censurata con la violenza. Provava anche una profonda curiosità intellettuale verso il contenuto della scoperta di Edmond.

E poi c’era Ambra Vidal.

La donna era evidentemente in difficoltà e, quando lo aveva guardato negli occhi implorandolo di aiutarla, Langdon aveva capito che era una persona determinata e sicura di sé, ma anche spaventata e tormentata. “Questa donna nasconde dei segreti, oscuri e angoscianti. Sta chiedendo aiuto.”

Ambra alzò lo sguardo di colpo, quasi avesse avvertito i pensieri di Langdon. «Avrà freddo» disse. «Le restituisco la sua giacca.»

Lui le rivolse un sorriso rassicurante. «No, no. Sto bene.»

«Sta pensando che farebbe meglio a lasciare la Spagna appena arriviamo all’aeroporto?»

Langdon rise. «A essere sinceri, mi è passato per la mente.»

«Robert… non farlo, ti prego.» Ambra allungò una mano verso la falchetta e la posò sopra quella di Langdon. «Non so cosa ci aspetti, questa notte. Tu eri amico intimo di Edmond, e più di una volta lui mi ha detto quanto tenesse alla tua amicizia e alla tua opinione. Ho paura, Robert, e non so se ce la farò ad affrontare tutto questo da sola.»

Langdon trovava sconcertanti, ma anche irresistibili, quei momenti di disarmante sincerità da parte di Ambra. «D’accordo» disse, annuendo. «Lo dobbiamo a Edmond e, per la verità, anche alla comunità scientifica. Dobbiamo trovare quella password e rendere pubblico il suo lavoro.»

Ambra gli rivolse un sorriso tenero. «Grazie.»

Langdon si voltò a guardare dietro di loro. «Suppongo che a questo punto le tue guardie del corpo si saranno accorte che hai lasciato il museo.»

«Senza dubbio. Ma Winston è stato molto bravo, vero?»

«Stupefacente» rispose Langdon, cominciando solo ora a comprendere il salto quantico che Edmond aveva fatto nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Quali fossero le “innovative tecnologie proprietarie” di Edmond, evidentemente si preparava ad aprire le porte a una nuova, coraggiosa interazione tra uomini e computer.

Quella sera Winston si era dimostrato un fedele servitore di chi lo aveva creato, oltre che un preziosissimo alleato per lui e Ambra. Nel giro di pochi minuti, aveva individuato una minaccia sulla lista degli invitati, cercato di impedire l’omicidio di Edmond, identificato l’auto usata per la fuga e aiutato loro due a fuggire dal museo.

«Speriamo che Winston abbia telefonato per avvertire i piloti di Edmond» disse Langdon.

«Sono certa che l’ha fatto» rispose Ambra. «Ma hai ragione. Farei meglio a chiamare Winston per verificare.»

«Un momento» disse Langdon, sorpreso. «Tu puoi chiamare Winston? Quando abbiamo lasciato il museo e la comunicazione si è interrotta, ho pensato che…»

Ambra rise, scuotendo la testa. «Robert, Winston non è fisicamente situato dentro il Guggenheim: si trova in una località segreta a cui si può accedere con una connessione remota. Pensavi davvero che Edmond avrebbe creato una risorsa come Winston senza poter comunicare con lui in ogni momento, da ogni parte del mondo? Edmond parlava in continuazione con lui… a casa, in viaggio, quando andava a fare delle passeggiate. Loro due potevano mettersi in contatto in qualunque momento con una semplice telefonata. Ho visto Edmond chiacchierare per ore con Winston. Lo usava come suo assistente personale… per prenotare un ristorante, per coordinarsi con i piloti, per fare qualunque cosa di cui avesse bisogno. Anzi, quando stavamo preparando la presentazione al museo, io stessa ho parlato spesso al telefono con Winston.»

Ambra infilò una mano nella tasca della giacca di Langdon e tirò fuori il cellulare con la cover turchese, accendendolo. Al museo, lui lo aveva spento per non consumare la batteria.

«Dovresti accendere anche il tuo» disse Ambra «così avremo entrambi accesso a Winston.»

«Non temi che ci possano rintracciare se li accendiamo?»

Ambra scosse la testa. «Le autorità non hanno avuto il tempo necessario per ottenere un’ordinanza del tribunale, per cui credo che valga la pena di correre il rischio, tanto più se Winston può aggiornarci sui movimenti delle guardie e sulla situazione all’aeroporto.»

Per niente tranquillo, Langdon accese il telefono e rimase a osservarlo. Quando comparve l’immagine sul display, strinse gli occhi per il chiarore e si sentì improvvisamente vulnerabile, come se fosse diventato localizzabile da tutti i satelliti dello spazio. “Hai visto troppi film di spionaggio” si disse.

Tutto a un tratto, il telefono cominciò a vibrare e a emettere una serie di ping, mentre arrivava una valanga di messaggi. Con grande stupore, scoprì che da quando aveva spento il telefono aveva ricevuto più di duecento tra SMS e e-mail.

Scorrendo la cartella della posta in arrivo, vide che i messaggi erano tutti di amici e colleghi. I primi cominciavano con frasi di congratulazione – Fantastica conferenza! Non riesco a credere che tu fossi lì! – ma poi, di colpo, il tono dei messaggi si faceva preoccupato, allarmato, compreso quello del suo editor, Jonas Faukman: MIO DIO… ROBERT, STAI BENE??!! Langdon non aveva mai visto il suo colto editor usare tutte maiuscole o doppia punteggiatura.

Fino a quel momento Langdon si era sentito meravigliosamente invisibile nell’oscurità del fiume, come se il museo fosse solo un sogno lontano.

“Lo sa tutto il mondo” pensò. “La notizia della misteriosa scoperta e del brutale omicidio di Kirsch… associati al mio nome e alla mia faccia.”

«Winston ha cercato di mettersi in contatto con noi» disse Ambra, fissando il display illuminato del cellulare di Kirsch. «Edmond ha ricevuto cinquantatré chiamate perse nell’ultima mezz’ora, tutte dallo stesso numero, tutte a un intervallo di trenta secondi esatti l’una dall’altra.» Ambra fece una risatina. «La perseveranza è una delle molte virtù di Winston.»

In quell’istante, il cellulare di Edmond si mise a squillare.

Langdon sorrise. «Chissà chi è?»

Ambra gli porse il telefono. «Rispondi tu.»

Langdon prese il cellulare e premette il tasto di risposta. «Pronto?»

«Professor Langdon» disse la voce di Winston con il suo familiare accento inglese. «Sono felice che siamo di nuovo in contatto. Ho cercato di chiamarla.»

«Sì, lo vedo» rispose Langdon, colpito dal fatto che il computer sembrasse così calmo e sereno dopo cinquantatré chiamate consecutive andate a vuoto.

«Ci sono stati degli sviluppi» disse Winston. «C’è la possibilità che le autorità dell’aeroporto siano state allertate del vostro arrivo. Anche in questo caso vi suggerisco di seguire attentamente le mie istruzioni.»

«Siamo nelle tue mani, Winston» disse Langdon. «Dicci cosa dobbiamo fare.»

«Per prima cosa, professore, se non si è ancora sbarazzato del suo telefono, la invito a farlo immediatamente.»

«Dici sul serio?» Langdon strinse con più forza il telefono che aveva nell’altra mano. «Ma la polizia non ha bisogno di un’ordinanza del tribunale prima che qualcuno…»

«In un film poliziesco americano forse sì, ma stiamo parlando della Guardia Real e del Palazzo. Faranno qualunque cosa sia necessaria.»

Langdon guardò il suo telefono e si sentì stranamente riluttante a separarsene. “Qua dentro c’è tutta la mia vita.”

«E il telefono di Edmond?» chiese Ambra, allarmata.

«Non tracciabile» rispose Winston. «Edmond era ossessionato da potenziali intrusioni nel sistema e dallo spionaggio industriale. Aveva personalmente creato un programma per nascondere i numeri IMEI/IMSI, che modifica i codici di identificazione del suo telefono e blocca qualunque tentativo di monitorare le sue comunicazioni.»

“Ovvio” pensò Langdon. “Per il genio che ha creato Winston, fregare una compagnia telefonica è un gioco da ragazzi.”

Langdon guardò il suo antiquato cellulare con aria affranta. In quel momento Ambra allungò una mano e delicatamente glielo tolse dalle dita. Senza dire una parola, lo tenne sospeso oltre la falchetta e poi lo lasciò andare. Langdon lo vide cadere nelle acque buie del fiume. Quando scomparve sotto la superficie, avvertì una fitta di nostalgia, e si voltò a guardare il punto in cui era sparito mentre l’imbarcazione procedeva a tutta velocità.

«Robert» sussurrò Ambra. «Ricordati le sagge parole della principessa di Frozen.»

Langdon si voltò verso di lei. «Prego?»

Ambra gli rivolse un sorriso dolce. «“E vivrò, sì, per sempre in libertà!”»

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