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Le guardie reali Fonseca e Díaz si lanciarono attraverso l’auditorium buio, facendosi luce con le torce dei cellulari, ed entrarono nel tunnel in cui Langdon e Ambra erano appena scomparsi.

A metà del tunnel Fonseca trovò il cellulare di Ambra a terra, sulla moquette che rivestiva il pavimento. Nel vederlo rimase di stucco. “Ambra si è disfatta del telefono?”

La Guardia Real, con il permesso della donna, usava una semplicissima app di localizzazione per monitorare la sua posizione in qualunque momento. Poteva esserci un solo motivo per abbandonare il telefono: Ambra voleva sfuggire alla loro protezione.

Quel pensiero lo rese molto nervoso, ma non quanto la prospettiva di dover informare il suo capo che la futura regina consorte di Spagna era scomparsa. Il comandante della Guardia Real era inflessibile quando si trattava di proteggere gli interessi del principe. Quella sera aveva affidato a lui personalmente il compito, dandogli istruzioni molto semplici: “Non perdere mai di vista Ambra Vidal e tienila al sicuro e lontano dai guai”.

“Come faccio a tenerla al sicuro se non so dov’è?” si chiese ora Fonseca.

I due corsero fino in fondo al tunnel e sbucarono nella galleria buia che adesso pareva un convegno di spiriti: una distesa di volti pallidi e spaventati, illuminati dalla luce spettrale dei cellulari con cui comunicavano con il mondo esterno, per riferire quello a cui avevano appena assistito.

«Accendete le luci!» gridavano alcuni.

Il cellulare di Fonseca squillò e lui si affrettò a rispondere.

«Fonseca, qui è il servizio di sicurezza del museo» disse una giovane voce femminile. «Sappiamo che è andata via la luce, su da voi. Sembra essere un malfunzionamento del computer. L’elettricità tornerà fra breve.»

«Le telecamere di sicurezza all’interno funzionano?» chiese Fonseca sapendo che erano tutte abilitate per le riprese notturne.

«Sì.»

Fonseca perlustrò con lo sguardo la sala buia. «Ambra Vidal è appena entrata nella galleria che porta all’atrio. Riesce a vedere dove è andata?»

«Un momento, prego.»

Fonseca attese, col cuore che batteva forte per l’agitazione. Gli avevano appena comunicato che Uber aveva difficoltà a rintracciare l’auto usata dall’assassino per allontanarsi. “C’è qualcos’altro che può andare storto, stasera?”

Il caso aveva voluto che quella fosse la prima sera che lui era di scorta ad Ambra Vidal. Di norma, per anzianità di servizio, Fonseca era assegnato esclusivamente al principe Julián, ma quella mattina il suo capo lo aveva preso da parte e gli aveva detto: “Stasera la signorina Vidal ospiterà un evento contro il volere del principe Julián. La accompagnerai e ti accerterai che sia al sicuro”.

Fonseca non poteva immaginare che l’evento ospitato da Ambra Vidal fosse un attacco frontale alla religione e si concludesse con un omicidio in diretta. Stava ancora cercando di digerire il rabbioso rifiuto di Ambra di prendere la telefonata preoccupata del principe Julián.

La situazione era già di per sé inconcepibile, e per di più Ambra Vidal si stava comportando in modo sempre più strano. A giudicare dalle apparenze, stava tentando di seminare la scorta per scappare con un professore americano.

“Se il principe Julián viene a saperlo…”

«Fonseca?» La voce della donna al telefono tornò a farsi sentire. «Vediamo che la signorina Vidal è uscita dalla galleria in compagnia di un uomo. Sono scesi lungo la passerella e sono appena entrati nella sala che ospita la mostra di Louise Bourgeois, Cells. Fuori dalla porta, seconda sala sulla destra.»

«Grazie! Continuate a seguirli!»

Fonseca e Díaz attraversarono la galleria di corsa e uscirono sulla passerella. Giù in basso, videro gli ospiti che si accalcavano verso le uscite.

Sulla destra, proprio come gli aveva detto la donna, Fonseca vide l’ingresso di una sala. Il cartello della mostra diceva: CELLS.

La sala era molto grande e ospitava una collezione di strani recinti simili a gabbie, ognuno contenente un’amorfa scultura bianca.

«Signorina Vidal!» urlò Fonseca. «Signor Langdon!»

Non ottenendo risposta, le due guardie cominciarono a cercarli.

Parecchie sale più indietro rispetto agli uomini della Guardia Real, appena fuori dall’auditorium, Langdon e Ambra avanzavano con cautela e cercando di non far rumore attraverso un labirinto di impalcature, diretti verso il segnale fiocamente illuminato dell’uscita che si scorgeva in lontananza.

L’ultimo minuto era stato un concitato susseguirsi di azioni, con Langdon e Winston impegnati insieme in una rapida manovra diversiva.

A un segnale di Langdon, Winston aveva spento le luci facendo piombare l’auditorium nell’oscurità. Langdon aveva calcolato mentalmente la distanza tra il punto in cui si trovavano e il tunnel, e la sua valutazione si era rivelata esatta. Arrivati all’imbocco del tunnel, Ambra vi aveva lanciato dentro il cellulare. Poi, anziché proseguire, avevano fatto dietrofront, restando dentro l’auditorium, ed erano tornati indietro rasentando la parete interna di tessuto e seguendola tastoni finché non avevano trovato lo squarcio attraverso cui era uscita la guardia per inseguire l’assassino di Edmond. Una volta passati dall’altra parte, erano andati verso il segnale luminoso che indicava un’uscita d’emergenza sulle scale.

Langdon era ancora stupito dalla rapidità con cui Winston era giunto alla decisione di aiutarli. “Se l’annuncio di Edmond può essere lanciato da una password” aveva detto “dobbiamo trovarla e usarla immediatamente. Le mie istruzioni originarie erano di assistere Edmond in tutti i modi possibili per fare in modo che l’annuncio di stasera fosse un successo. Evidentemente non ci sono riuscito e, se posso fare qualcosa per rimediare al mio fallimento, lo farò.”

Langdon stava per ringraziarlo, ma Winston aveva proseguito senza prendere fiato. Le parole gli uscivano a una velocità folle, come un audiolibro riprodotto a velocità accelerata.

“Se fossi in grado di accedere alla presentazione di Edmond” aveva detto “lo farei immediatamente ma, come avete sentito, è memorizzata su un server remoto e sicuro. A quanto pare, per rendere nota la sua scoperta al mondo non ci occorre altro che il suo smartphone personalizzato e una password. Ho già cercato su tutti i testi pubblicati un verso di quarantasette lettere, e purtroppo le possibilità ammontano a centinaia di migliaia se non di più, tenendo conto delle possibili interruzioni dei versi. Inoltre, siccome le interfacce di Edmond di solito bloccano l’accesso dopo qualche tentativo fallito, un’intrusione forzata è impossibile. Questo ci lascia un’unica possibilità: dobbiamo procurarci la sua password in un altro modo. Sono d’accordo con la signorina Vidal: dovete entrare immediatamente nella casa di Edmond a Barcellona. Sembra logico che, se aveva un verso preferito, possegga il libro in cui la poesia è contenuta, e magari l’abbia evidenziata in qualche modo. Di conseguenza, ho calcolato che ci sono alte probabilità che Edmond vorrebbe che voi andaste a Barcellona, trovaste la sua password e la usaste per rendere pubblico il suo annuncio, come previsto. Inoltre, ho appurato che la telefonata fatta all’ultimo momento per chiedere che l’ammiraglio Ávila fosse aggiunto alla lista degli ospiti è effettivamente partita dal Palazzo reale, come affermato dalla signorina Vidal. Per questa ragione, ho concluso che non possiamo fidarci degli uomini della Guardia Real e ho trovato un modo per distrarli e facilitare la vostra fuga.”

Era incredibile, ma pareva che Winston avesse davvero individuato un modo per farlo.

Ora Langdon e Ambra erano arrivati all’uscita d’emergenza. Langdon aprì la porta senza far rumore, fece uscire Ambra e richiuse la porta alle loro spalle.

«Bene» disse la voce di Winston, materializzandosi di nuovo nella testa di Langdon. «Ora siete nella tromba delle scale.»

«E gli uomini della Guardia Real?» chiese Langdon.

«Lontani» rispose Winston. «Sono al telefono con loro in questo momento. Mi sono spacciato per un’addetta alla sicurezza e li sto mandando in una sala dall’altra parte del museo.»

“Fantastico” pensò Langdon. Fece un cenno col capo verso Ambra per rassicurarla. «Tutto a posto.»

«Scendete le scale fino al piano terra» disse Winston «e uscite dal museo. Sappia, professore, che una volta fuori dal museo le sue cuffie non saranno più collegate con me.»

“Accidenti.” Langdon non ci aveva pensato. «Winston» si affrettò a dire «tu sapevi che qualche giorno fa Edmond aveva informato della sua scoperta alcuni leader religiosi?»

«Per quanto possa sembrare inverosimile» rispose Winston «la sua introduzione stasera ha lasciato chiaramente intendere che il suo lavoro aveva profonde implicazioni religiose, quindi è possibile che abbia voluto discutere delle sue scoperte con gli esperti di quel campo.»

«Sì, credo di sì. Uno di loro, però, era il vescovo Valdespino di Madrid.»

«Interessante. Vedo molti riferimenti in rete secondo cui è uno stretto consigliere del re di Spagna.»

«Sì. E… un’ultima cosa» disse Langdon. «Sapevi che Edmond aveva ricevuto un messaggio minaccioso da Valdespino dopo il loro incontro?»

«No. Dev’essere arrivato su una linea privata.»

«Edmond me l’ha fatto ascoltare. Valdespino lo aveva esortato ad annullare la presentazione e lo aveva avvertito che i religiosi con cui Edmond si era consultato stavano pensando di fare un annuncio preventivo per screditarlo prima che lui rendesse pubblica la sua scoperta.» Langdon rallentò sulle scale, lasciando che Ambra andasse avanti. Poi aggiunse, abbassando la voce: «Hai trovato qualche collegamento tra Valdespino e l’ammiraglio Ávila?».

Winston si prese qualche secondo. «Non ho trovato alcun collegamento diretto, ma questo non significa che non ci sia. Significa solo che non è documentato.»

Si avvicinarono al piano terra.

«Professore, se posso…» disse Winston. «Considerati gli eventi di questa sera, la logica suggerisce che forze potenti sono determinate a sotterrare per sempre la scoperta di Edmond. Dato che nella sua presentazione ha indicato lei come la persona le cui intuizioni hanno ispirato la sua scoperta, è possibile che i nemici di Edmond vedano anche lei come un pericolo.»

Langdon, che non aveva pensato a quella possibilità, provò un improvviso impeto di rabbia. Arrivando al piano terra vide che Ambra era già lì e stava aprendo la pesante porta di metallo.

«Quando uscite» disse Winston «vi ritroverete in un vicolo. Andate a sinistra, girate intorno all’edificio e procedete lungo il fiume. Da lì agevolerò il vostro trasporto alla località di cui abbiamo parlato.»

“BIO-EC346” pensò Langdon, che aveva chiesto a Winston di portarli là. “Il luogo dove io e Edmond avremmo dovuto incontrarci dopo l’evento.” Lui aveva finalmente decifrato il codice, arrivando a capire che BIO-EC346 non era affatto uno strano club di scienziati, ma qualcosa di molto più banale. In ogni caso, sperava che fosse la chiave della loro fuga da Bilbao.

“Se riusciamo ad arrivare là senza farci scoprire…” pensò, sapendo che presto sarebbero scattati blocchi stradali ovunque. “Dobbiamo muoverci in fretta.”

Mentre varcavano la soglia e uscivano nell’aria fresca della notte, Langdon rimase sorpreso di vedere quelli che sembravano grani di rosario sparsi per terra, ma non ebbe il tempo di chiedersi il perché. Winston stava ancora parlando.

«Una volta arrivati al fiume» disse con tono autoritario «andate al vialetto pedonale sotto il ponte della Salve e aspettate lì finché…»

Dalle cuffie di Langdon partì una scarica statica assordante.

«Winston?» gridò Langdon. «Aspettiamo finché… cosa?»

Ma Winston era sparito e la porta di metallo si era appena richiusa con un tonfo alle loro spalle.

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