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27

Langdon andò verso il podio continuando a tenere d’occhio Fonseca, ancora impegnato nella sua telefonata con Uber. Vide Ambra spostarsi con naturalezza verso il centro del padiglione a cupola: anche lei stava parlando al telefono – o meglio, fingeva – esattamente come lui le aveva suggerito.

“Dica a Fonseca che ha deciso di chiamare il principe Julián.”

Arrivato al podio, Langdon rivolse riluttante lo sguardo sulla figura raggomitolata a terra. Edmond. Con delicatezza scostò la coperta che Ambra aveva steso sopra di lui. Gli occhi un tempo vivaci di Edmond ora erano due fessure prive di vita sotto il foro cremisi nella fronte. Langdon rabbrividì davanti a quello spettacolo raccapricciante, col cuore che gli batteva forte per il dolore e la rabbia.

Per un attimo, gli parve ancora di vedere il giovane studente con una zazzera di capelli scuri che era entrato nella sua aula pieno di speranza e di talento, e che aveva ottenuto così tanti successi in così breve tempo. Era terribile che, quella sera, qualcuno avesse ucciso quella creatura straordinariamente dotata, e quasi certamente per sotterrare per sempre la sua scoperta.

“E, a meno che io non agisca con decisione, la più grande impresa del mio allievo non verrà mai divulgata.”

Posizionandosi in modo che il podio bloccasse parzialmente la visuale a Fonseca, Langdon si inginocchiò accanto al corpo di Edmond, gli chiuse gli occhi, gli giunse le mani e assunse una posizione di riverente preghiera.

L’ironia di pregare davanti a un ateo lo fece quasi sorridere. “Edmond, so che non vuoi che nessuno preghi per te. Non preoccuparti, amico mio, non sono qui per pregare.”

Inginocchiato davanti a Edmond, si sforzò di mettere a tacere un crescente timore.

“Ti avevo assicurato che il vescovo era innocuo. Se si scoprisse che Valdespino è coinvolto…” Langdon scacciò quel pensiero dalla mente.

Quando fu certo che Fonseca lo aveva visto pregare, Langdon si sporse in avanti, infilò la mano sotto la giacca di pelle di Edmond e prese il grande smartphone turchese.

Si voltò per lanciare una rapida occhiata a Fonseca, che era ancora al telefono e ora pareva più interessato ad Ambra, che continuava a camminare, apparentemente impegnata in una conversazione, e si allontanava sempre più da lui.

Langdon tornò a rivolgere la propria attenzione al telefono di Edmond e fece un respiro profondo per calmarsi.

“Un’ultima cosa da fare.”

Con delicatezza prese la mano destra di Edmond. Era già fredda. Avvicinando il telefono alle dita, Langdon premette delicatamente la punta dell’indice di Edmond sul lettore di impronte digitali.

Lo smartphone si sbloccò con un clic.

Langdon fece scorrere rapidamente il menu delle impostazioni e disabilitò la protezione con password biometrica. SBLOCCO PERMANENTE. Poi si infilò il telefono nella tasca della giacca e ricoprì il cadavere di Edmond.

Ambra si trovava al centro dell’auditorium deserto, col cellulare premuto contro l’orecchio, fingendosi assorta in una conversazione, consapevole di avere gli occhi di Fonseca puntati su di sé.

Le sirene urlavano in lontananza.

“Sbrigati, Robert.”

Poco prima aveva rivelato al professore la conversazione che aveva avuto con Edmond Kirsch, e lui era immediatamente passato all’azione. Ambra gli aveva raccontato che due sere prima, piuttosto sul tardi, lei e Edmond stavano lavorando in quell’auditorium per mettere a punto gli ultimi dettagli della presentazione, quando lui aveva fatto una pausa per bere il terzo frullato di spinaci di quella sera. Ambra si era accorta che era sfinito.

“Devo essere sincera, Edmond” gli aveva detto. “Non sono sicura che questa dieta vegana ti faccia bene. Sei pallido e decisamente troppo magro.”

“Troppo magro!” Edmond si era fatto una risata. “Senti chi parla.”

“Io non sono troppo magra!”

“Sei al limite.” Nel vedere l’espressione indignata di lei, le aveva fatto l’occhiolino con aria scherzosa. “In quanto al pallido, fammi il piacere! Sono un computer geek che se ne sta tutto il giorno seduto davanti a uno schermo.”

“Be’, tra due giorni dovrai parlare al mondo intero e un po’ di colore ti farebbe bene. Domani esci a prendere un po’ d’aria o inventi uno schermo di computer abbronzante.”

“Non è una brutta idea” aveva detto lui, colpito. “Dovresti brevettarla.” Si era fatto una risata ed era tornato a rivolgere l’attenzione all’argomento che stavano esaminando. “Allora, hai ben chiara la scaletta di sabato sera?”

Ambra aveva annuito, guardando il copione. “Io do il benvenuto alle persone nella galleria, poi ci trasferiamo tutti nell’auditorium per il tuo video introduttivo, dopo di che tu compari come per magia sul podio lassù.” Aveva indicato il fronte della sala. “E poi farai il tuo annuncio.”

“Perfetto” aveva detto Edmond “con una piccola aggiunta.” Poi un sorriso. “Quando parlerò dal podio, sarà più un intervallo… un’occasione per salutare personalmente i miei ospiti, lasciare che tutti si mettano comodi e si preparino per la seconda metà della serata: la presentazione multimediale che illustra la mia scoperta.”

“Quindi l’annuncio vero e proprio è preregistrato? Come l’introduzione?”

“Sì, l’ho finito qualche giorno fa. La nostra è una cultura basata sulle immagini: le presentazioni multimediali risultano sempre più coinvolgenti rispetto a uno scienziato qualunque che parla da un podio.”

“Tu non sei esattamente ‘uno scienziato qualunque’” aveva ribattuto Ambra “ma sono d’accordo con te. Sono davvero impaziente di vederla.”

Lei sapeva che per motivi di sicurezza la presentazione di Edmond era custodita sui suoi server privati e protetti. Tutto sarebbe arrivato in streaming sul sistema di proiezione del museo da una località remota. “Quando siamo pronti per la seconda metà, chi farà partire la registrazione, io o tu?” gli aveva chiesto.

“Lo farò io. Con questo” aveva risposto Edmond, tirando fuori il grande telefono con la cover turchese in stile Gaudí. “Anche questo fa parte dello spettacolo. Mi collegherò al mio server remoto attraverso una connessione criptata…”

Edmond aveva premuto qualche tasto e, con uno squillo, il telefono si era collegato.

Aveva risposto una voce computerizzata di donna.

Buonasera, Edmond. Aspetto la tua password. Edmond aveva sorriso. “E a quel punto, con tutto il mondo che guarda, digito la mia password sul telefono e la mia scoperta viene trasmessa qui nell’auditorium e, simultaneamente, al mondo intero.”

“Dovrebbe essere di grande effetto” aveva osservato Ambra, colpita. “Sempre che tu non dimentichi la password.”

“Sì, devo ammettere che sarebbe imbarazzante.”

“Spero che te la sia scritta.”

“Eresia!” aveva esclamato Edmond ridendo. “Gli informatici non si annotano mai le password. Ma non preoccuparti. La mia è lunga soltanto quarantasette caratteri. Sono sicuro di non dimenticarla.”

Ambra aveva spalancato gli occhi. “Quarantasette? Edmond, tu non riesci neppure a ricordare il tuo codice d’accesso al museo, e sono solo quattro numeri! Come farai a memorizzare una sequenza casuale di quarantasette caratteri?”

Edmond aveva riso della sua preoccupazione. “Non devo ricordarmeli. E poi non sono casuali.” Abbassando la voce, aveva aggiunto: “La mia password è il mio verso preferito”.

Ambra si era sorpresa. “Hai usato il verso di una poesia come password?”

“Perché no? Il mio verso preferito è lungo esattamente quarantasette lettere.”

“Be’, non mi sembra molto sicuro.”

“No? Pensi di riuscire a indovinare qual è?”

“Non sapevo neppure che ti piacesse la poesia.”

“Appunto. Anche se qualcuno scoprisse che la mia password è il verso di una poesia, e riuscisse a indovinare il verso esatto tra milioni di possibilità, dovrebbe comunque indovinare il numero che uso per connettermi al server.”

“Il numero che hai appena composto con il tasto di selezione rapida dal tuo smartphone?”

“Sì, un telefono che ha un codice di accesso e non esce mai dalla mia tasca.”

Ambra aveva alzato le mani, con un sorriso divertito. “Okay, il capo sei tu. A proposito, qual è il tuo poeta preferito?”

“Non ci provare” aveva detto lui, agitando un dito in segno di rimprovero. “Dovrai aspettare fino a sabato. Il verso di poesia che ho scelto è perfetto.” Edmond aveva sorriso. “Parla del futuro – è una profezia – e sono felice di poter dire che si è già avverata.”

Ora, tornando al presente, Ambra lanciò un’occhiata verso il punto in cui giaceva il corpo di Edmond e si rese conto con un attimo di panico che Langdon era sparito.

“Dov’è andato?!”

Cosa ancora più preoccupante, vide la seconda guardia reale, Díaz, che rientrava nel padiglione attraverso uno squarcio nella parete di tessuto. Díaz perlustrò l’ambiente con lo sguardo e si avviò verso di lei.

“Non mi lascerà mai uscire da qui!”

All’improvviso Langdon le si materializzò accanto. Le posò delicatamente una mano sulla schiena e cominciò a guidarla lontano, a passi rapidi, verso l’uscita e il corridoio da cui erano entrati.

«Signorina Vidal!» urlò Díaz. «Ehi, voi due, dove state andando?»

«Torniamo subito» gridò Langdon in tutta risposta, affrettando il passo attraverso la distesa deserta e puntando dritto al tunnel.

«Signor Langdon!» Era la voce di Fonseca che urlava alle loro spalle. «Le proibisco di lasciare questa sala!»

Ambra sentì la mano di Langdon premere con più forza sulla schiena.

«Winston» sussurrò Langdon in cuffia. «Ora!»

Un istante dopo, l’auditorium piombò nell’oscurità.

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