Origin
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A duecento metri dal Palazzo reale di Madrid, dentro la cattedrale dell’Almudena, il vescovo Valdespino trattenne il fiato per qualche istante. Indossava ancora i paramenti liturgici ed era seduto alla scrivania, inchiodato davanti al laptop che trasmetteva le immagini da Bilbao.
“Questa notizia farà scalpore.”
Da quanto poteva vedere, i media di tutto il mondo stavano già impazzendo. Le principali stazioni televisive stavano schierando esperti di scienza e religione per avanzare ipotesi sulla presentazione di Kirsch, mentre tutti gli altri facevano congetture su chi avesse ucciso il futurologo e perché. I media sembravano concordare sul fatto che, a quanto pareva, c’era qualcuno seriamente intenzionato a fare in modo che la scoperta di Kirsch non venisse mai divulgata.
Dopo qualche momento di riflessione, Valdespino tirò fuori il cellulare e fece una chiamata.
Il rabbino Köves rispose al primo squillo. «Terribile!» Il rabbino quasi urlava per l’agitazione. «Ho visto tutto in televisione! Dobbiamo andare subito dalle autorità e raccontare quello che sappiamo!»
«Rabbino» rispose Valdespino con tono misurato «concordo sul fatto che questo è un orribile colpo di scena. Ma prima di agire dobbiamo riflettere.»
«Non c’è bisogno di riflettere!» ribatté Köves. «È evidente che c’è qualcuno che non si fermerà davanti a nulla pur di sotterrare per sempre la scoperta di Kirsch. Sono dei macellai! E sono convinto che anche Syed sia stato ucciso. Sanno chi siamo e verranno a cercarci. Noi abbiamo l’obbligo morale di andare dalle autorità e raccontare cosa ci ha detto Kirsch.»
«L’obbligo morale?» ribatté Valdespino, mettendo in dubbio la sua affermazione. «Si direbbe che lei voglia rendere pubblica l’informazione perché nessuno abbia motivo di ridurci al silenzio.»
«Certo, la nostra sicurezza è un fattore importante» rispose il rabbino «ma abbiamo un obbligo morale nei confronti del mondo. Mi rendo conto che questa scoperta metterà in discussione alcuni principi religiosi fondamentali, ma se c’è una cosa che ho imparato nella mia lunga vita è che la fede sopravvive sempre, pure nei momenti di grande difficoltà. Sono convinto che sopravvivrà anche a questo, se dovessimo rivelare cosa ha scoperto Kirsch.»
«Ho capito, amico mio» disse alla fine il vescovo cercando di restare il più calmo possibile. «Sento che lei è deciso e rispetto la sua opinione. Voglio che sappia che sono aperto alla discussione e disposto a cambiare idea. Ma la supplico, se proprio dobbiamo rendere nota al mondo questa scoperta, facciamolo insieme. Alla luce del giorno. Con onore. Non sull’onda della disperazione provocata da questo orribile omicidio. Parliamone, concordiamo una versione e formuliamola nel modo migliore.»
Köves rimase zitto, ma Valdespino sentì il respiro del vecchio.
«Rabbino» proseguì il vescovo «in questo momento la cosa più urgente è la nostra sicurezza personale. Abbiamo a che fare con degli assassini e se lei si espone troppo, per esempio presentandosi alle autorità o a una stazione televisiva, questa vicenda potrebbe finire nel sangue. Temo per lei, in particolare. Io qui, nel Palazzo, sono protetto, ma lei… lei è solo, a Budapest! È evidente che la scoperta di Kirsch è una questione di vita o di morte. La prego, lasci che mi occupi della sua protezione, Yehuda.»
Köves aspettò un attimo prima di rispondere. «Da Madrid? E come potrebbe…»
«Ho a disposizione le risorse della famiglia reale. Resti in casa e chiuda a chiave tutte le porte. Chiederò che due uomini della Guardia Real vengano a prelevarla e la portino a Madrid. Faremo in modo che lei stia al sicuro nel complesso del Palazzo, dove potremo sederci faccia a faccia e trovare il modo migliore per procedere.»
«Se vengo a Madrid» disse il rabbino, titubante «e non riusciamo ad arrivare a un accordo su come procedere?»
«Lo troveremo» lo rassicurò il vescovo. «So di avere una mentalità all’antica, ma sono anche pragmatico, come lei. Insieme troveremo la soluzione migliore. Si fidi di me.»
«E se si sbagliasse?» insistette Köves.
Valdespino avvertì un crampo allo stomaco, ma si fermò un istante, respirò a fondo e rispose con la massima calma possibile. «Yehuda, se alla fine non dovessimo trovare un modo per procedere insieme, ci lasceremo da amici, e ognuno di noi farà quello che meglio crede. Le do la mia parola.»
«Grazie» rispose Köves. «Se ho la sua parola, verrò a Madrid.»
«Bene. Nel frattempo, si chiuda in casa e non parli con nessuno. Si tenga pronto. La chiamerò per darle i dettagli appena li saprò.» Valdespino fece una pausa. «E abbia fede. Ci vedremo presto.»
Il vescovo riattaccò con un senso di oppressione al cuore: sospettava che per tenere a bada Köves sarebbe stato necessario ben più di un appello alla razionalità e alla prudenza.
“Köves è in preda al panico… proprio come Syed. Entrambi non riescono a vedere il quadro completo.”
Valdespino chiuse il laptop, se lo mise sotto il braccio e si avviò per la cattedrale buia. Con indosso ancora i paramenti sacri, uscì nell’aria fresca della notte e attraversò la piazza diretto verso la facciata bianca del Palazzo reale tutta illuminata.
Sopra l’ingresso principale, il vescovo vide lo stemma della Spagna: uno scudo tra le colonne d’Ercole e l’antico motto PLUS ULTRA, “andare oltre”. Alcuni credevano che l’espressione si riferisse alla secolare espansione dell’impero spagnolo durante il periodo aureo, altri che riflettesse l’antica convinzione che ci fosse un’altra vita dopo quella terrena.
In un modo o nell’altro, Valdespino sentiva che il motto era sempre meno adeguato ogni giorno che passava. Nel vedere la bandiera spagnola sventolare in alto sopra il Palazzo, si lasciò sfuggire un sospiro triste, pensando al suo re malato.
“Mi mancherà quando non ci sarà più. Gli devo così tanto.”
Da mesi, ormai, il vescovo faceva visita ogni giorno al suo adorato amico, costretto a letto nel Palazzo della Zarzuela, alla periferia della città. Qualche giorno prima, il re lo aveva chiamato al suo capezzale.
“Antonio” aveva sussurrato il re con aria preoccupata. “Temo che il fidanzamento di mio figlio sia stato… affrettato.”
Sarebbe stato più adatto definirlo “dissennato”, aveva pensato Valdespino.
Due mesi prima, quando il principe gli aveva confidato che intendeva chiedere ad Ambra Vidal di sposarlo sebbene la conoscesse da poco tempo, il vescovo, stupefatto, lo aveva implorato di essere più cauto. Il principe aveva risposto di essere innamorato e che suo padre meritava di vedere sposato il suo unico figlio. Poi, aveva aggiunto, se lui e Ambra volevano farsi una famiglia, l’età di lei imponeva di non attendere troppo a lungo.
Valdespino aveva rivolto al re un sorriso pacato. “Sì, sono d’accordo. La proposta di matrimonio di Don Julián ha colto tutti di sorpresa. Ma voleva solo far felice suo padre.”
“Il suo dovere è verso il suo paese” aveva obiettato il re con veemenza “non verso suo padre. Per quanto la signorina Vidal sia incantevole, è comunque per noi una sconosciuta, un’estranea. Mi chiedo per quale motivo abbia accettato la proposta di Don Julián. È stata troppo frettolosa: una donna seria lo avrebbe respinto.”
“Hai ragione” aveva risposto Valdespino, anche se, a parziale discolpa di Ambra, Don Julián le aveva lasciato poca scelta.
Il re aveva allungato un braccio per prendere la mano ossuta del vescovo nella sua. “Amico mio, com’è volato il tempo. Siamo diventati vecchi e io voglio ringraziarti. Mi hai consigliato con saggezza in tutti questi anni… quando ho perso mia moglie, attraverso i cambiamenti del nostro paese. Ho tratto grande vantaggio dalla forza delle tue convinzioni.”
“La nostra amicizia è un onore che custodirò per sempre.”
Il re aveva accennato un sorriso. “Antonio, so che ti sei sacrificato per restare con me. Roma, per esempio.”
Valdespino aveva minimizzato con una scrollata di spalle. “La nomina a cardinale non mi avrebbe portato più vicino a Dio. Il mio posto è sempre stato qui con te.”
“La tua lealtà è stata una benedizione.”
“E io non dimenticherò mai la comprensione che mi hai dimostrato tanti anni fa.”
Il re aveva chiuso gli occhi, stringendo ancora più forte la mano del vescovo. “Antonio… sono preoccupato. Mio figlio si troverà presto al timone di una grande nave, una nave che non è pronto a governare. Guidalo, ti prego. Sii la sua stella polare. Posa la tua mano ferma sul timone, specialmente nel mare in tempesta. E, soprattutto, quando lui andrà fuori rotta. Ti prego di aiutarlo a tornare indietro… verso tutto ciò che è puro.”
“Sarà fatto” aveva sussurrato il vescovo. “Ti do la mia parola.”
Ora, nell’aria fresca della notte, mentre attraversava la piazza, Valdespino alzò gli occhi al cielo. “Maestà, sappi che sto facendo tutto il possibile per rispettare i tuoi ultimi desideri.”
Si consolò pensando che ora il re era troppo debole per guardare la televisione.
“Se avesse guardato la trasmissione di stasera da Bilbao, sarebbe morto sul colpo nel vedere cos’è diventato il suo adorato paese.”
Alla sua destra, oltre la cancellata di ferro, lungo tutta la Calle de Bailén, si erano radunati i furgoni delle reti televisive che ora stavano montando le antenne satellitari.
“Avvoltoi” pensò Valdespino, mentre l’aria della notte gli agitava la veste.
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