Origin
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Robert Langdon si sentiva a disagio per la direzione che stava prendendo l’evento di quella sera.
La presentazione di Edmond stava pericolosamente rischiando di diventare una pubblica condanna della fede in generale. Langdon si chiese se Edmond si fosse per caso dimenticato che stava parlando non solo al gruppo di scienziati agnostici riuniti in quella sala, ma anche ai milioni di persone che lo seguivano online da tutto il mondo.
“È evidente che la sua presentazione è stata pensata per scatenare una polemica.”
Era anche preoccupato per la sua apparizione nel programma. Nonostante Edmond avesse di sicuro inteso quel video come un riconoscimento, Langdon – che in passato aveva già involontariamente fomentato delle controversie religiose – preferiva non ripetere l’esperienza.
Kirsch, invece, stava consapevolmente sferrando un attacco alla religione, e ora Langdon cominciava a ricredersi sul messaggio vocale che il suo amico aveva ricevuto dal vescovo Valdespino. Forse non era il caso di prenderlo alla leggera.
La voce di Edmond tornò a riempire la sala, e le immagini sul soffitto si dissolsero in un collage di simboli religiosi provenienti da tutto il mondo. «Devo ammettere che avevo delle riserve sull’annuncio di stasera, soprattutto per l’effetto che avrebbero potuto avere sulle persone di fede.» Fece una pausa. «E così, tre giorni fa, ho fatto una cosa che non è nel mio stile. Nel tentativo di rispettare le opinioni religiose e di capire come sarebbe stata accolta la mia scoperta da persone di fedi diverse, mi sono consultato in segreto con tre importanti capi religiosi, esperti di islam, cristianità ed ebraismo, e ho mostrato loro in anteprima questa presentazione.»
Nella sala echeggiò un mormorio sommesso.
«Come prevedevo, tutti e tre hanno reagito alla mia rivelazione con profonda sorpresa, preoccupazione e, sì, persino rabbia. Anche se la loro reazione è stata negativa, desidero ringraziarli per aver cortesemente accettato di incontrarmi e per non aver interferito con questa presentazione.» Fece una pausa. «Dio sa che avrebbero potuto farlo. Ricambierò la loro gentilezza non rivelando i loro nomi.»
Langdon ascoltava, meravigliato per l’abilità con cui Edmond camminava sul filo del rasoio cercando comunque di pararsi le spalle. La sua decisione di incontrare i capi religiosi indicava apertura mentale, fiducia e imparzialità, qualità per le quali il futurologo non era affatto noto. L’incontro a Montserrat, sospettava ora Langdon, era stato sia una missione di ricerca, sia una manovra da esperto di relazioni pubbliche. “Un’abile mossa per procurarsi una carta ‘Uscite gratis di prigione’” pensò.
«Nel corso della storia» proseguì Edmond «lo zelo religioso ha sempre ostacolato il progresso scientifico, ed è per questo che stasera imploro i leader religiosi di tutto il mondo di reagire con moderazione e apertura a ciò che sto per dire. Vi prego, non rinnoviamo le violenze sanguinarie in nome della fede. Non ripetiamo gli errori del passato.»
Le immagini sul soffitto si dissolsero nel disegno di un’antica città cinta da mura, situata sulle rive di un fiume che attraversava un deserto.
Langdon la riconobbe immediatamente come l’antica Baghdad, una città dalla pianta perfettamente circolare, fortificata da tre ordini concentrici di mura sormontate da merlature e dotate di feritoie.
«Nell’VIII secolo» disse Edmond «la città di Baghdad divenne famosa come il maggior centro di cultura sulla terra, che accoglieva nelle sue università e biblioteche tutte le religioni, filosofie e scienze. Per cinquecento anni, da quella città sono continuate a scaturire innovazioni scientifiche mai viste prima, e la sua influenza si fa sentire ancora oggi sulla cultura moderna.»
In alto ricomparve il cielo stellato, ma questa volta le stelle avevano scritti accanto dei nomi: Vega, Betelgeuse, Rigel, Algebar, Deneb, Acrab, Kitalpha.
«I loro nomi derivano tutti dall’arabo» disse Edmond. «Come più dei due terzi delle stelle note, perché sono state scoperte da astronomi del mondo arabo.»
Il cielo si riempì rapidamente di così tante stelle con i loro nomi da risultarne quasi interamente coperto. Poi i nomi sparirono, lasciando solo la distesa di stelle.
«E, ovviamente, se vogliamo contare le stelle…»
Accanto alle stelle più luminose cominciarono ad apparire dei numeri romani.
I, II, III, IV, V…
Poi i numeri si bloccarono di colpo e scomparvero.
«Noi non usiamo i numeri romani» disse Edmond. «Noi usiamo i numeri arabi.»
La numerazione ricominciò, questa volta con il sistema numerico arabo.
1, 2, 3, 4, 5…
«Forse riconoscerete anche queste invenzioni provenienti dal mondo islamico» continuò Edmond «di cui tutti usiamo ancora il nome arabo.»
La parola ALGEBRA fluttuò attraverso il cielo, circondata da una serie di equazioni in più variabili. Poi arrivò la parola ALGORITMO con numerose formule, quindi AZIMUT con un grafico che rappresentava gli angoli di azimut sull’orizzonte terrestre. Il flusso accelerò: NADIR, ALCHIMIA, CHIMICA, CIFRA, ELISIR, ALCOL, ALCALINO, ZERO…
Mentre scorrevano le familiari parole di derivazione araba, Langdon pensò quanto fosse tragico che molti americani considerassero Baghdad semplicemente una delle tante polverose città mediorientali dilaniate dalla guerra, di cui si leggeva sui giornali, senza sapere che un tempo era stata la culla del progresso scientifico umano.
«Alla fine dell’XI secolo» disse Edmond «intorno a Baghdad avvenivano le più grandi ricerche e scoperte scientifiche e culturali. Poi, quasi nel giro di una notte, tutto cambiò. Un brillante erudito di nome Hamid al-Ghazali, oggi considerato uno dei più autorevoli padri dell’islam, scrisse una serie di testi molto convincenti che confutavano la logica di Platone e Aristotele e definivano la matematica “la filosofia del diavolo”. Questo diede il via a una serie di eventi che delegittimarono il pensiero scientifico. Lo studio della teologia divenne obbligatorio, e alla fine l’intero movimento scientifico islamico collassò.»
In alto le parole scientifiche svanirono, sostituite da immagini di testi religiosi islamici.
«La rivelazione sostituì lo studio della realtà.» Edmond fece una pausa. «Ovviamente, il mondo scientifico cristiano non se la passava meglio.»
Sul soffitto comparvero ritratti degli astronomi Copernico, Galileo e Giordano Bruno.
«La sistematica denuncia, incarcerazione e condanna a morte di alcuni dei più brillanti scienziati della storia da parte della Chiesa ritardò il progresso dell’umanità di almeno un secolo. Oggi, fortunatamente, grazie a una maggiore conoscenza dei benefici della scienza, la Chiesa ha moderato i suoi attacchi…» Edmond sospirò. «O no?»
Comparve un logo, un globo con un crocifisso e un serpente attorcigliato accompagnato dalle parole:
Dichiarazione di Madrid sulla scienza e la vita«Proprio qui in Spagna, la Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici ha recentemente dichiarato guerra all’ingegneria genetica, proclamando che “la scienza manca di anima” e pertanto dovrebbe essere controllata dalla Chiesa.»
Il logo a forma di globo si trasformò in un cerchio diverso… uno schema semplificato della pianta circolare di un grande acceleratore di particelle.
«E questo è l’acceleratore di particelle superconduttore del Texas, che doveva essere il più vasto impianto al mondo nel suo genere e che avrebbe potuto gettar luce sull’istante della creazione. Per ironia della sorte, questo impianto doveva sorgere al centro della Bible Belt, la zona degli Stati Uniti dove vive una grande percentuale di protestanti intransigenti.»
L’immagine si trasformò in un’enorme struttura circolare di cemento in mezzo al deserto texano. L’impianto era costruito solo a metà, coperto di terra ed erbacce, evidentemente abbandonato in corso d’opera.
«L’acceleratore di particelle americano avrebbe potuto accrescere enormemente la nostra conoscenza dell’universo, ma il progetto è stato sospeso per lo sforamento dei costi e per le pressioni politiche da parte di alcuni.»
Partì un nuovo filmato di un giovane predicatore televisivo che agitava una copia del bestseller La particella di Dio e urlava furibondo: «Dovremmo cercare Dio dentro i nostri cuori! Non dentro gli atomi! Spendere miliardi per questo assurdo esperimento è una vergogna per lo Stato del Texas e un affronto a Dio!».
La voce di Edmond tornò. «I conflitti che ho descritto, quelli in cui la superstizione religiosa ha avuto la meglio sulla ragione, sono semplici scaramucce di una guerra infinita.»
Il soffitto si accese all’improvviso con un collage di violente immagini della società moderna: picchetti davanti a laboratori di ricerca, un prete che si dava fuoco davanti a un centro in cui si teneva un incontro di transumanisti, evangelici che agitavano i pugni e mostravano una copia del libro della Genesi, un pesce di Gesù che mangiava un pesce di Darwin, violenti cartelli religiosi che condannavano la ricerca sulle cellule staminali, i diritti dei gay e l’aborto, accanto a cartelli con messaggi altrettanto aggressivi in risposta ai primi.
Sdraiato nell’oscurità, Langdon sentì accelerare il battito del suo cuore. Per un attimo gli parve che l’erba sotto di lui stesse vibrando, come quando passa un treno della metropolitana. Poi, quando la vibrazione si fece più forte, si rese conto che la terra stava effettivamente tremando. Vibrazioni profonde e ondulatorie si propagarono sotto la sua schiena e l’intero auditorium tremò, scosso da un boato.
Langdon capì che quel rimbombo era il rumore di rapide tumultuose trasmesso attraverso dei subwoofer posti sotto l’erba. Poi sentì una nebbia fresca e umida avvolgergli il viso e il corpo, come se stesse galleggiando su un fiume in piena.
«Sentite questo rumore?» gridò Edmond per sovrastare il rombo delle rapide. «Questa è la piena travolgente del Fiume della Conoscenza Scientifica!»
L’acqua ruggì ancora più forte e Langdon scoprì di avere le guance bagnate di condensa.
«Da quando l’uomo ha scoperto il fuoco» gridò Edmond «questo fiume ha continuato ad acquistare potenza. Ogni scoperta è diventata uno strumento con cui fare nuove scoperte, aggiungendo ogni volta una goccia al fiume. Oggi cavalchiamo la cresta di uno tsunami, un diluvio che avanza con forza inarrestabile!»
L’auditorium tremò ancora più forte.
«Da dove veniamo!» urlò Edmond. «Dove andiamo! Il nostro destino è sempre stato quello di trovare le risposte! Il nostro metodo di indagine si è evoluto esponenzialmente per millenni!»
L’auditorium fu spazzato dal vento e dalla nebbia, e il rombo del fiume raggiunse un livello quasi assordante.
«Pensate!» gridò Edmond. «Gli uomini primitivi hanno impiegato milioni di anni per passare dalla scoperta del fuoco all’invenzione della ruota. Poi è bastato qualche migliaio d’anni per inventare la stampa. E poi duecento anni per costruire un telescopio. Nei secoli seguenti, a intervalli temporali sempre più brevi, siamo passati dalla macchina a vapore alle macchine a benzina, allo space shuttle! E poi, in soli due decenni abbiamo iniziato a modificare il nostro DNA!
«Oggi misuriamo il progresso scientifico in mesi» urlò Kirsch «e avanziamo a un ritmo strabiliante. Non passerà molto e i più veloci supercomputer di oggi sembreranno un pallottoliere, le più avanzate metodiche chirurgiche sembreranno barbare, e le fonti energetiche odierne sembreranno antiquate quanto una candela usata per illuminare una stanza!»
La voce di Edmond e il rombo dell’acqua tumultuosa proseguirono, assordanti, nell’oscurità.
«Gli antichi greci dovevano tornare indietro di secoli per studiare le culture antiche, mentre a noi basta andare indietro di una generazione per vedere come si viveva senza le tecnologie che oggi diamo per scontate. La sequenza temporale dello sviluppo umano si sta comprimendo: lo spazio che separa l’antico dal moderno si sta riducendo quasi a zero. E per questo motivo vi garantisco che nei prossimi anni lo sviluppo umano sarà scioccante, dirompente e totalmente inimmaginabile!»
Senza preavviso, il rumore tumultuoso del fiume cessò.
Tornò il cielo stellato, e così pure la brezza tiepida e i grilli.
Gli ospiti presenti in sala parvero tirare tutti un sospiro di sollievo.
Nel silenzio improvviso la voce di Edmond tornò a farsi sentire come un sussurro. «Amici, so che siete qui perché vi ho promesso di rivelarvi una scoperta, e vi ringrazio per aver avuto la pazienza di seguirmi in questo piccolo preambolo. Ora liberiamoci dei pregiudizi del nostro vecchio modo di pensare. È venuto il momento di condividere l’eccitazione della scoperta.»
A quelle parole, una nebbia bassa e strisciante cominciò a invadere l’auditorium da ogni lato e nel cielo comparve un chiarore simile a quello che precede l’alba.
Un riflettore si accese all’improvviso e puntò verso il fondo della sala. Nel giro di qualche istante quasi tutti gli ospiti si misero a sedere, allungando il collo, aspettandosi di vedere il loro anfitrione comparire in carne e ossa attraverso la nebbia. Dopo qualche attimo, però, il riflettore tornò a illuminare il fronte della sala.
Il pubblico si voltò, seguendo il fascio di luce.
Lì, sorridente nella luce abbagliante del riflettore, era comparso Edmond Kirsch. Teneva le mani appoggiate con sicurezza su un podio che fino a qualche attimo prima non c’era. «Buonasera, amici» disse il grande showman in tono affabile, mentre la nebbia cominciava a diradarsi.
Nel giro di pochi secondi tutti si alzarono in piedi per tributare al loro ospite un lungo e caloroso applauso. Langdon si unì a loro, incapace di trattenere un sorriso.
“Tipico di Edmond fare la propria comparsa in uno sbuffo di fumo.”
Fino a quel momento la presentazione di quella sera – seppur in netta opposizione con la fede religiosa – era stata un tour de force audace e rigoroso quanto il suo autore. Ora Langdon capì perché il crescente numero di liberi pensatori sparsi per il mondo provava una vera adorazione per Edmond.
“Se non altro lui parla chiaro come pochi altri oserebbero fare.”
Quando il volto di Edmond comparve sullo schermo in alto, Langdon vide che sembrava meno pallido di quando lo aveva incontrato prima: evidentemente era stato truccato da un professionista. Comunque, capì che il suo amico era esausto.
L’applauso proseguì, così scrosciante che Langdon avvertì a malapena la vibrazione nella tasca della giacca. Istintivamente fece per prendere il telefono, ma di colpo si ricordò che era disabilitato. La vibrazione veniva dall’altro dispositivo che aveva in tasca, le cuffie a conduzione ossea attraverso le quali ora Winston sembrava parlare a voce molto alta.
“Pessimo tempismo.”
Langdon prese le cuffie e le indossò con movimenti maldestri. Nell’attimo in cui il trasduttore venne a contatto con la mascella, la voce di Winston si materializzò nella sua testa.
«…fessor Langdon? Mi sente? I telefoni sono disabilitati. Lei è il mio unico contatto. Professor Langdon?»
«Sì… Winston? Sono qui» rispose Langdon sopra lo scroscio degli applausi.
«Grazie al cielo» disse Winston. «Mi ascolti attentamente. Potremmo avere un problema serio.»
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