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Origin

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A mano a mano che esaminava le ultime sezioni della biblioteca di Edmond, Robert Langdon sentiva svanire le speranze. Fuori, le sirene bitonali aumentarono sempre più di intensità, poi si spensero all’improvviso di fronte alla Pedrera. Dalle finestrelle dell’appartamento Langdon vide le luci dei lampeggianti della polizia.

“Siamo intrappolati qui dentro” si rese conto. “Ci serve la password di quarantasette lettere o non avremo scampo.”

Purtroppo, però, Langdon non aveva ancora trovato nemmeno un libro di poesie.

Le ultime sezioni avevano scaffali più profondi e contenevano una collezione di volumi d’arte di grande formato. Mentre Langdon si affrettava a scorrere i titoli, vide libri che riflettevano la passione di Edmond per l’arte contemporanea più recente e l’avanguardia.

SERRA… KOONS… HIRST… BRUGUERA… BASQUIAT… BANKSY… ABRAMOVIĆ…

La collezione si interrompeva bruscamente lasciando il posto a volumi più piccoli, e Langdon si fermò sperando di trovare una raccolta di poesie.

“Niente.”

Quei libri erano commentari e saggi critici sull’arte astratta, e Langdon individuò alcuni titoli che Edmond gli aveva mandato da leggere.

E questa la chiami arte?Perché non può averlo fatto un bambino di cinque anniCome sopravvivere all’arte contemporanea“Io ci sto ancora provando, a sopravviverle” pensò Langdon, andando oltre. Girò intorno a un’altra nervatura e cominciò a passare al setaccio la sezione successiva.

“Libri d’arte contemporanea” rifletté. Anche solo a una prima occhiata capì che quella parte era dedicata a un periodo precedente. “Per lo meno torniamo indietro nel tempo… verso un’arte che capisco.”

Scorrendo velocemente i dorsi, trovò biografie e cataloghi ragionati di artisti impressionisti, cubisti e surrealisti che avevano sorpreso il mondo tra gli anni 1870 e 1960, ridefinendo completamente il concetto di arte.

VAN GOGH… SEURAT… PICASSO… MUNCH… MATISSE… MAGRITTE… KLIMT… KANDINSKY… JOHNS… HOCKNEY… GAUGUIN… DUCHAMP… DEGAS… CHAGALL… CÉZANNE… CASSATT… BRAQUE… ARP… ALBERS…

Quella sezione terminava nell’ultima nervatura architettonica e, dopo averci girato intorno, Langdon si ritrovò nella parte finale della biblioteca, dove pareva che i volumi fossero dedicati a un gruppo di artisti che Edmond, in sua presenza, amava definire “la scuola dei noiosi da morire”, intendendo quelli precedenti il rinnovamento artistico di metà Ottocento.

A differenza di Edmond, era lì, circondato dagli antichi maestri, che Langdon si sentiva più a suo agio.

VERMEER… VELÁZQUEZ… TIZIANO… TINTORETTO… RUBENS… REMBRANDT… RAFFAELLO… POUSSIN… MICHELANGELO… LIPPI… GOYA… GIOTTO… GHIRLANDAIO… EL GRECO… DÜRER… DA VINCI… COROT… CARAVAGGIO… BOTTICELLI… BOSCH…

L’ultimo metro dello scaffale finale era occupato da una grande teca, chiusa da un pomello con una grossa serratura. Langdon sbirciò attraverso il vetro e vide un cofanetto in cuoio dall’aria antica: la custodia protettiva di un tomo prezioso. La scritta all’esterno del cofanetto era appena leggibile, ma a Langdon bastò per individuare il titolo del volume contenuto all’interno.

“Mio Dio” pensò, capendo perché quel libro era stato messo al riparo dalle mani dei visitatori. “Varrà una fortuna.”

Sapeva che c’erano in circolazione pochissime copie della prima edizione dell’opera di quel leggendario artista.

“Non mi sorprende che Edmond ci abbia investito dei soldi” pensò, ricordandosi che una volta lui aveva definito l’artista inglese “l’unico premoderno con un po’ di immaginazione”. Langdon non era d’accordo, ma di certo capiva l’affetto speciale che l’amico nutriva per l’artista. “Sono della stessa stoffa.”

Langdon si accovacciò e osservò attraverso il vetro il titolo impresso in oro sul cofanetto: Le opere di William Blake.

“William Blake” rifletté Langdon. “L’Edmond Kirsch di inizio Ottocento.”

Blake era stato un genio eccentrico: un luminare prolifico il cui stile pittorico era così innovatore che qualcuno aveva ipotizzato che lui avesse magicamente intravisto il futuro in sogno. Le sue illustrazioni religiose pervase di simboli ritraevano angeli, demoni, Satana, Dio, creature mitiche, temi biblici e un pantheon di divinità tratte dalle sue stesse allucinazioni spirituali.

“E, proprio come Kirsch, Blake amava sfidare la cristianità.”

A quel pensiero Langdon si raddrizzò di scatto.

“William Blake.”

Trattenne il fiato.

Trovare Blake in mezzo a tutti quei maestri delle arti visive gli aveva fatto dimenticare un fatto cruciale su quel genio mistico.

“Blake non era solo un pittore e un incisore… era anche un poeta fecondo.”

Per un attimo Langdon sentì accelerare il battito. Gran parte della poesia di Blake abbracciava idee rivoluzionarie che si adattavano perfettamente alla visione di Edmond Kirsch. In effetti alcuni degli aforismi più noti di Blake – quelli delle opere “sataniche” del Matrimonio del cielo e dell’inferno – avrebbero potuto quasi essere stati scritti dallo stesso Kirsch.

Tutte le religioni sono unaNon esiste una religione naturaleLangdon cercò di ricordare come Edmond avesse descritto il suo verso preferito. “Ha detto ad Ambra che era una ‘profezia’.” Non conosceva nessun poeta, di tutti i tempi, che potesse essere considerato più profetico di William Blake, il quale, alla fine del Settecento, aveva scritto due poemi oscuri e sinistri:

America: una profeziaEuropa: una profeziaLangdon possedeva entrambe le opere, eleganti riproduzioni dei poemi scritti a mano e illustrati da Blake.

Guardò il massiccio cofanetto di cuoio dentro la teca.

“Le edizioni originali delle ‘profezie’ di Blake devono essere state pubblicate come testi miniati di grande formato.”

Sentendo rinascere la speranza, Langdon tornò ad accovacciarsi davanti alla teca, intuendo che il cofanetto potesse contenere quello che lui e Ambra erano andati a cercare lì: una poesia con un verso profetico di quarantasette lettere. L’unico problema ora era se Edmond avesse in qualche modo evidenziato il suo brano preferito.

Langdon allungò un braccio e afferrò il pomello della teca.

Bloccato.

Lanciò un’occhiata alla scala a chiocciola, domandandosi se non gli convenisse correre di sopra e chiedere a Winston di fare una veloce ricerca tra tutte le poesie di Blake. Invece del suono delle sirene, ora si sentivano il rombo lontano delle pale di un elicottero e voci che gridavano nella tromba delle scale fuori dalla porta d’ingresso di Edmond.

“Sono qui.”

Langdon osservò la teca e notò il colore tendente al verde dei nuovi vetri con filtri ultravioletti usati nei musei.

Si sfilò in fretta e furia la giacca, la appoggiò alla teca, si voltò e, senza esitare, sferrò una gomitata nel vetro. Con uno scricchiolio attutito, l’antina andò in mille pezzi. Facendo attenzione, Langdon infilò la mano tra i frammenti appuntiti, sbloccando il pomello. Poi aprì l’antina e prese con delicatezza il cofanetto di cuoio.

Ancora prima di appoggiarlo per terra, si accorse che c’era qualcosa che non andava. “Non è abbastanza pesante.” Le opere di Blake sembravano troppo leggere.

Posò il cofanetto e sollevò con attenzione il coperchio.

Proprio come temeva… vuoto.

Sbuffò, fissando l’interno del cofanetto. “Dove diavolo è il libro di Edmond?”

Stava per richiuderlo quando notò qualcosa sul retro del coperchio: un cartoncino color avorio con un’elegante intestazione a rilievo.

Langdon lesse il testo sul biglietto.

Poi, incredulo, lo rilesse.

Qualche secondo dopo stava già correndo su per la scala a chiocciola verso la terrazza sul tetto.

In quel preciso istante, al secondo piano del Palazzo reale di Madrid, il responsabile dei sistemi elettronici di sicurezza Suresh Bhalla si aggirava in silenzio nell’appartamento privato del principe Julián. Dopo avere individuato la cassaforte elettronica a muro, inserì il codice universale di azzeramento che serviva nei casi di emergenza.

La cassaforte si aprì.

Dentro, Suresh vide due telefoni: uno smartphone sicuro fornito dal Palazzo, che apparteneva al principe Julián, e un iPhone che, immaginò, con ogni probabilità era del vescovo Valdespino.

Prese l’iPhone.

“Non ci credo che lo sto facendo davvero.”

Ripensò al messaggio ricevuto da monte@iglesia.org.

ho hackerato i messaggi di valdespino.ha dei segreti pericolosi.il palazzo dovrebbe entrare nell’archivio dei suoi sms.subito. Suresh si domandò quali segreti potessero mai rivelare i messaggi del vescovo… e perché l’informatore avesse deciso di avvertire il Palazzo reale.

“Forse l’informatore sta cercando di proteggere il Palazzo da danni collaterali?”

Suresh sapeva solo che, se c’erano informazioni che avrebbero messo in pericolo la famiglia reale, era un suo dovere accedervi.

Aveva già preso in considerazione l’idea di chiedere un mandato di comparizione urgente per Valdespino, ma il possibile danno di immagine e il tempo necessario a ottenerlo la rendevano una soluzione impraticabile. Per fortuna Suresh aveva a disposizione metodi assai più discreti e opportuni.

Premendo il pulsante HOME dell’iPhone, il display si illuminò.

Bloccato da una password.

“Non c’è problema.”

«Ehi, Siri» disse Suresh, avvicinando il cellulare alle labbra. «Che ore sono?»

Ancora in modalità bloccata, il display mostrò un orologio, su cui Suresh inserì una serie di semplici comandi: impostò un nuovo fuso orario e chiese di condividerlo via SMS, poi aggiunse una foto e, invece di cercare di inviare il messaggio, premette di nuovo il pulsante HOME.

Clic.

Il cellulare si sbloccò.

“Per questa semplice operazione di hackeraggio devo ringraziare YouTube” pensò Suresh, divertito all’idea che gli utenti di iPhone credessero che la password garantisse loro la privacy.

Ora, dopo avere avuto accesso al cellulare di Valdespino, Suresh aprì l’applicazione iMessage, immaginandosi già di dover recuperare gli SMS cancellati inducendo il backup di iCloud a ripristinare l’elenco.

Come si aspettava, trovò l’archivio dei messaggi cancellati completamente vuoto.

“A parte uno” si accorse, vedendo un unico SMS arrivato qualche ora prima da un numero nascosto.

Suresh lo aprì e lesse le tre righe di messaggio. Per un attimo credette di avere un’allucinazione.

“Non può essere!”

Rilesse il messaggio. Il testo era una prova decisiva del coinvolgimento di Valdespino in gravi atti di tradimento e inganni.

“Per non parlare poi della sua arroganza” pensò Suresh, sconcertato che l’anziano religioso si sentisse così invulnerabile da trattare questioni tanto compromettenti per SMS.

“Se viene reso pubblico…”

Suresh rabbrividì all’idea e corse immediatamente giù a cercare Mónica Martín.

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