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Il comandante Diego Garza misurava a grandi passi l’oscurità, ascoltando furioso la filippica moraleggiante del vescovo.

“Lei sta sconfinando in un territorio che non le compete” avrebbe voluto urlare a Valdespino. “Questo non è il suo ambito!”

Ancora una volta, il vescovo Valdespino si era intromesso nelle faccende di Palazzo. Dopo essersi materializzato come uno spettro dall’oscurità nell’appartamento di Julián, abbigliato di tutto punto con i paramenti liturgici, ora gli stava facendo una predica infervorata sull’importanza delle tradizioni della Spagna, sulla devozione religiosa dei re e delle regine del passato, e sulla confortante presenza della Chiesa in tempo di crisi.

“Non è questo il momento” pensò Garza fremente di rabbia.

Quella sera il principe Julián avrebbe dovuto assolvere a un delicato compito di relazioni pubbliche, e l’ultima cosa che Garza voleva era che venisse distratto dai tentativi di Valdespino di imporgli un manifesto religioso.

Il ronzio del cellulare di Garza interruppe opportunamente il monologo del vescovo. «Sí, dime» rispose a voce alta, andando a mettersi tra il vescovo e il principe. «¿Qué tal va?»

«Signore, sono Fonseca da Bilbao» disse l’interlocutore parlando a raffica. «Purtroppo non siamo riusciti a catturare l’uomo che ha sparato. La compagnia di noleggio che pensavamo potesse rintracciarlo ha perso i contatti con la vettura. Pare che l’assassino abbia anticipato le nostre mosse.»

Garza represse l’irritazione ed espirò con calma, cercando di fare in modo che la voce non tradisse il suo vero stato d’animo. «Capisco» rispose, pacato. «Al momento, la tua unica preoccupazione dev’essere la signorina Vidal. Il principe aspetta di vederla, e io gli ho garantito che la accompagnerai qui entro breve.»

Dall’altra parte ci fu un lungo silenzio. Troppo lungo.

«Comandante?» disse poi Fonseca, esitante. «Mi dispiace, signore, ma ho brutte notizie anche su quel fronte. Pare che la signorina Vidal e il professore americano abbiano lasciato l’edificio… senza di noi.»

Per poco Garza non si lasciò sfuggire il telefono di mano. «Come, puoi… puoi ripetere?»

«Sì, signore. La signorina Vidal e Robert Langdon sono fuggiti dall’edificio. La signorina Vidal ha intenzionalmente abbandonato il telefono in modo che noi non potessimo rintracciarla. Non abbiamo idea di dove siano andati.»

Garza si rese conto di essere rimasto a bocca aperta, e che ora il principe lo fissava con evidente preoccupazione. Anche Valdespino si era sporto verso di lui per ascoltare, le sopracciglia inarcate con evidente curiosità.

«Ah… benissimo!» esclamò Garza, annuendo con convinzione. «Ottimo lavoro. Ci incontreremo tutti qui più tardi. Adesso definiamo il protocollo per trasporto e sicurezza. Un momento, per favore.» Coprì il cellulare con una mano e sorrise al principe. «Tutto a posto. Vado in un’altra stanza per definire alcuni dettagli, così voi due potete stare tranquilli.»

Garza non avrebbe voluto lasciare il principe solo con Valdespino, ma quella non era una telefonata che potesse fare di fronte a loro, e così andò verso una delle stanze per gli ospiti, entrò e chiuse la porta.

«¿Qué diablo ha pasado?» sibilò al telefono. “Cosa diavolo è successo?”

Fonseca riferì una storia che sembrava pura fantasia.

«Le luci si sono spente?» disse Garza. «Un computer si è finto un’addetta alla sicurezza e vi ha dato informazioni false? E io cosa dovrei dire?»

«Capisco che è difficile da credere, signore, ma è esattamente quello che è successo. Quello che stiamo cercando di capire è perché il computer abbia improvvisamente cambiato idea.»

«Cambiato idea? Ma è un maledetto computer!»

«Quello che voglio dire è che prima il computer ci aveva aiutato… Ha identificato l’uomo che poi ha sparato, ha cercato di impedire l’assassinio, ha persino scoperto che l’auto usata per la fuga era una Uber. Poi, di colpo, è come se si fosse messo contro di noi. L’unica cosa che riusciamo a immaginare è che Robert Langdon gli abbia detto qualcosa, perché dopo aver parlato con lui è cambiato tutto.»

“Adesso devo vedermela con un computer?” Garza decise che stava diventando troppo vecchio per quel mondo. «Non c’è bisogno che ti dica, Fonseca, quanto sarebbe imbarazzante per il principe, sia a livello personale che politico, se si venisse a sapere che la sua fidanzata è fuggita con un americano, e che la Guardia Real si è fatta prendere in giro da un computer.»

«Ne siamo assolutamente consapevoli.»

«Hai idea di cosa li abbia spinti a fuggire? Sembra una mossa imprudente e del tutto ingiustificata.»

«Il professor Langdon ha opposto parecchia resistenza quando gli ho detto che doveva seguirci a Madrid, questa sera. Ha detto chiaramente che non voleva venire.»

“E così è fuggito dalla scena del crimine?” Garza sentiva che c’era sotto dell’altro, ma non riusciva a immaginare cosa. «Ascoltami bene. È assolutamente cruciale che ritroviate Ambra Vidal e la riportiate qui a Palazzo prima che questa informazione trapeli.»

«Lo capisco, signore, ma io e Díaz siamo gli unici due uomini sul posto. Non possiamo perlustrare tutta Bilbao da soli. Dovremo allertare le autorità locali, accedere alle telecamere stradali, chiedere l’intervento di elicotteri e di ogni possibile…»

«Non se ne parla nemmeno!» rispose Garza. «Non possiamo permetterci una simile figuraccia. Fate il vostro lavoro. Trovateli e riportateci la signorina Vidal al più presto.»

«Sì, signore.»

Garza interruppe la comunicazione, incredulo.

Mentre usciva dalla stanza degli ospiti, vide una giovane donna dall’incarnato pallido venire verso di lui a passi rapidi lungo il corridoio. Indossava i soliti occhiali con la montatura tonda e lenti spesse come fondi di bottiglia, e un tailleur pantalone beige. In mano stringeva un tablet.

“Signore, aiutami. Non ora.”

Mónica Martín era la nuova “responsabile delle relazioni pubbliche” del Palazzo, la più giovane in assoluto a ricoprire quella posizione, che faceva di lei la responsabile dei rapporti con i media e delle strategie comunicative, un ruolo che Martín pareva svolgere in uno stato di perenne agitazione.

Laureata all’università Complutense di Madrid, a soli ventisei anni Martín aveva una specializzazione post-laurea conseguita presso una delle più prestigiose scuole di informatica – l’università Tsinghua di Pechino –, si era assicurata una posizione di rilievo nelle relazioni pubbliche del Grupo Planeta, quindi era approdata ai vertici della comunicazione presso il canale televisivo spagnolo Antena 3.

L’anno prima, in un disperato tentativo di stabilire un dialogo con i giovani della Spagna tramite i mezzi di comunicazione digitale e di stare al passo con la dilagante influenza di Twitter, Facebook, blog vari e media online, il Palazzo aveva licenziato un competente professionista delle relazioni pubbliche, sostituendolo con quella giovane esperta di tecnologie.

“Martín deve tutto al principe Julián” rifletté Garza.

La nomina della ragazza era stata uno dei pochi contributi del principe Julián alla gestione del Palazzo, una delle rare occasioni in cui aveva mostrato i muscoli con il padre. Martín era considerata la migliore nel suo campo, ma Garza trovava faticose da reggere la sua paranoia e la sua costante agitazione.

«Teorie del complotto» annunciò Martín agitando il tablet, quando arrivò da lui. «Il web si sta scatenando.»

Garza fissò la responsabile delle PR, incredulo. “Ho l’aria di uno a cui può importare qualcosa?” Quella sera aveva cose ben più serie a cui pensare che non le speculazioni su possibili cospirazioni. «Ti dispiacerebbe dirmi cosa ci fai in giro per i corridoi della residenza reale?»

«La sala operativa ha appena localizzato il suo GPS.» La ragazza indicò il telefono assicurato alla cintura di Garza.

Garza chiuse gli occhi e fece un sospiro, trattenendo l’irritazione. Oltre a una nuova responsabile delle PR, il Palazzo aveva recentemente creato una nuova “divisione per la sicurezza elettronica” che supportava la squadra di Garza con sistemi di localizzazione satellitare, sorveglianza informatica, raccolta ed estrapolazione preventiva dei dati. Ogni giorno, il suo staff diventava sempre più vario e più giovane.

“La nostra sala operativa sembra il centro di calcolo di un campus universitario.”

Evidentemente, la nuova tecnologia utilizzata per localizzare gli uomini della Guardia Real rilevava anche la sua posizione. Era inquietante pensare che una manica di ragazzini giù nel seminterrato sapesse in ogni momento dove lui si trovava.

«Sono venuta di persona perché volevo che vedesse questo» disse Martín, porgendogli il tablet.

Garza le strappò il dispositivo di mano e guardò lo schermo, vedendo una foto d’archivio e un curriculum dello spagnolo dalla barba argentea che era stato identificato come il killer di Bilbao, l’ammiraglio della marina Luis Ávila.

«Girano un sacco di voci preoccupanti» disse Martín «e molte riguardano il fatto che Ávila è un ex dipendente della famiglia reale.»

«Ávila era nella marina!» sbottò Garza.

«Sì, ma tecnicamente il re è il comandante delle forze armate…»

«Fermati lì» ordinò Garza, restituendole il tablet con un gesto scortese. «Insinuare che il re sia in qualche modo complice di un atto terroristico è un’assurdità messa in giro dai fanatici del complotto, ed è del tutto irrilevante per la situazione di stasera. Ringraziamo il cielo e torniamocene al lavoro. Questo pazzo avrebbe potuto uccidere la futura regina consorte, invece ha scelto di uccidere un ateista americano. Tutto considerato, non è poi male come risultato!»

La giovane non batté ciglio. «C’è dell’altro, signore. Sempre riguardo alla famiglia reale. Non voglio che lei venga colto alla sprovvista.»

Mentre parlava, le dita della ragazza volavano già sullo schermo per richiamare un altro sito. «Questa foto è in rete da qualche giorno, ma nessuno l’ha notata. Ora che tutto quello che riguarda Edmond Kirsch sta diventando virale, la foto sta cominciando a girare sui media.» Gli porse di nuovo il tablet.

Garza lesse un titolo: “È questa l’ultima foto scattata al futurologo Edmond Kirsch?”.

Un’immagine sgranata ritraeva Kirsch vestito con un abito scuro, in piedi su un dirupo, pericolosamente vicino al ciglio.

«È di tre giorni fa» proseguì Martín «mentre Kirsch era in visita all’abbazia di Montserrat. Un operaio che lavorava lì lo ha riconosciuto e gli ha fatto una foto. Dopo l’uccisione di Kirsch, stasera, l’operaio ha ripostato la foto come una delle ultime scattate.»

«E cosa c’entra questo con noi?» chiese Garza, pungente.

«Passi alla foto successiva.»

Garza fece scorrere le immagini. Quando vide la seconda, fu costretto ad appoggiare una mano contro il muro per non cadere. «Non… non può essere vera.»

Nella versione a fotogramma intero della stessa foto, Edmond Kirsch era ritratto accanto a un uomo alto che indossava una veste talare paonazza. Il vescovo Valdespino.

«Invece sì, signore» disse Martín. «Valdespino si è incontrato con Kirsch qualche giorno fa.»

«Ma…» Garza esitò, ammutolito, per un attimo. «Ma perché il vescovo non ne ha fatto parola? Specialmente dopo quanto è successo stasera?»

Martín annuì con aria sospettosa. «È per questo che ho preferito parlarne prima con lei.»

“Valdespino si è incontrato con Kirsch!” Garza non riusciva a capire. “E non ha detto nulla?” La notizia era inquietante e lui era impaziente di avvertire il principe.

«Purtroppo» aggiunse Mónica «non è tutto.» Ricominciò ad armeggiare con il tablet.

«Comandante?» La voce di Valdespino risuonò all’improvviso dal soggiorno. «Ci sono novità sull’arrivo della signorina Vidal?»

Mónica Martín alzò la testa di scatto, con gli occhi spalancati. «Era il vescovo?» sussurrò. «Il vescovo è qui, nella residenza?»

«Sì. Sta conferendo con il principe.»

«Comandante!» chiamò di nuovo Valdespino. «È lì?»

«Mi creda» sussurrò Martín in preda al panico «ci sono altre informazioni che lei deve assolutamente sapere, adesso… prima di parlare con il vescovo o con il principe. Si fidi di me quando le dico che la crisi di stasera avrà su di noi un impatto molto più forte di quanto lei possa immaginare.»

Garza studiò per un istante la responsabile delle relazioni pubbliche e prese una decisione. «Giù di sotto, nella biblioteca. Ci vediamo lì tra un minuto.»

Martín annuì e si allontanò.

Rimasto solo, Garza inspirò a fondo e si costrinse ad assumere un’espressione rilassata, sperando di cancellare dal volto ogni traccia di rabbia e confusione. Con calma, se ne tornò in soggiorno.

«È tutto a posto» annunciò con un sorriso, entrando nella stanza. «La signorina Vidal arriverà qui più tardi. Sto andando giù all’ufficio della sicurezza per occuparmi personalmente del suo trasferimento.» Fece un cenno col capo a Julián, quindi si rivolse al vescovo Valdespino. «Torno tra poco. Non se ne vada.»

Con quelle parole, si voltò e uscì a grandi passi dalla stanza.

Mentre Garza si allontanava, il vescovo rimase a guardarlo con aria preoccupata.

«C’è qualcosa che non va?» chiese il principe, osservando incuriosito il vescovo.

«Sì» rispose Valdespino, voltandosi verso Julián. «Sono cinquant’anni che raccolgo confessioni. So riconoscere una bugia.»

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