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Il Palacio Real di Madrid è la più grande residenza reale d’Europa e uno dei più sorprendenti esempi di fusione architettonica di classico e barocco, costruito sul sito di una fortezza moresca del IX secolo. La facciata a tre piani ornata da colonne occupa tutti i centocinquanta metri di larghezza della Plaza de la Armería su cui sorge. L’interno è un labirinto di 3418 stanze che si estende per più di centotrentamila metri quadrati. Saloni, camere da letto e corridoi sono abbelliti da una collezione di preziose opere d’arte tra cui figurano capolavori di Velázquez, Goya e Rubens.

Per generazioni, il Palazzo era stato la residenza privata di re e regine spagnoli. Ora veniva usato principalmente per cerimonie di Stato, mentre la famiglia reale risiedeva fuori città, nel più informale e appartato Palacio de la Zarzuela.

Negli ultimi mesi, però, il Palazzo reale di Madrid era diventato la residenza permanente del principe ereditario Julián – il quarantaduenne futuro re di Spagna – che si era trasferito nel Palazzo su richiesta dei suoi consiglieri, che lo volevano “più visibile al paese” durante quel triste periodo che avrebbe portato alla sua incoronazione.

Suo padre, l’attuale re, da mesi era costretto a letto per una malattia terminale. Quando le facoltà mentali del sovrano avevano cominciato a deteriorarsi, il Palazzo aveva iniziato il lento trasferimento di poteri, preparando il principe all’ascesa al trono una volta che suo padre fosse morto. Ora che il cambio di leadership era imminente, gli spagnoli guardavano al principe ereditario chiedendosi che genere di sovrano sarebbe stato.

Il principe Julián era sempre stato un bambino tranquillo e prudente, gravato fin dall’adolescenza dal peso dell’inevitabile ascesa al trono. Sua madre era morta per complicanze legate alla gravidanza mentre aspettava il secondo figlio, e il re, con sorpresa di molti, aveva scelto di non risposarsi, lasciando che Julián restasse l’unico erede al trono spagnolo.

“Un erede senza riserve” lo definivano cinicamente i tabloid inglesi.

Poiché Julián era cresciuto all’ombra di un padre profondamente conservatore, molti spagnoli tradizionalisti erano convinti che avrebbe proseguito nell’austero retaggio del loro re, preservando la dignità della Corona spagnola, mantenendo le convenzioni consolidate, i rituali e, soprattutto, un atteggiamento deferente verso il passato cattolico della Spagna.

Per secoli, l’eredità spirituale dei re cattolici era stata il centro morale della Spagna. Negli ultimi anni, però, pareva che le fondamenta religiose si stessero sgretolando, e la Spagna si trovava al centro di una disputa tra il vecchio e il nuovo.

Un numero crescente di liberali inondava blog e social media di commenti secondo i quali una volta che Julián fosse riuscito a sottrarsi all’influenza del padre avrebbe rivelato la sua vera natura di audace leader progressista e laico, pronto a seguire l’esempio di molti paesi europei e abolire del tutto la monarchia.

Il padre di Julián era sempre stato molto attivo nel suo ruolo di re, lasciando poco spazio al figlio. Aveva affermato apertamente che secondo lui Julián avrebbe dovuto godersi la gioventù e non occuparsi di questioni di Stato finché non fosse stato sposato e sistemato. E così i primi quarant’anni di Julián – incessantemente documentati dalla stampa spagnola – erano stati una successione di scuole private, passeggiate a cavallo, inaugurazioni di mostre, eventi di beneficenza, viaggi per il mondo. Nonostante nella sua vita non avesse concluso niente di memorabile, il principe Julián era, senza ombra di dubbio, lo scapolo più ambito di Spagna.

Nel corso degli anni, il bel principe era apparso in pubblico con un numero infinito di donne del suo rango ma, sebbene lui avesse una reputazione di inguaribile romantico, nessuna aveva mai conquistato il suo cuore. Negli ultimi mesi, però, Julián era stato visto parecchie volte in compagnia di una bellissima donna che, pur avendo l’aspetto di una top model, era in realtà la stimata direttrice del museo Guggenheim di Bilbao.

I media avevano immediatamente acclamato Ambra Vidal come “la compagna perfetta per un re moderno”. Era colta, di successo e, cosa più importante, non discendeva da nessuna delle famiglie nobili spagnole. Ambra Vidal era una del popolo.

Evidentemente il principe condivideva la loro opinione perché, dopo un brevissimo corteggiamento, le aveva chiesto di sposarlo – in modo inaspettato e molto romantico – e Ambra Vidal aveva accettato.

Nelle settimane successive la stampa aveva parlato ogni giorno di Ambra Vidal, facendo notare che in realtà era molto più di un bel viso. Presto si era rivelata una donna molto indipendente che, pur essendo la futura regina consorte di Spagna, si rifiutava categoricamente di accettare che la Guardia Real interferisse con i suoi impegni quotidiani e le fornisse protezione se non agli eventi pubblici più importanti.

Quando il comandante della Guardia Real aveva suggerito con discrezione che Ambra cominciasse a indossare abiti più classici e meno aderenti, lei aveva scherzato pubblicamente sulla cosa, spiegando di essere stata rimproverata dal comandante del “Guardaroba Reale”.

Tutte le riviste progressiste avevano messo la sua faccia in copertina: Ambra! Il bellissimo futuro della Spagna! Quando lei si rifiutava di rilasciare interviste, la definivano “una persona indipendente”, quando le concedeva era “una persona alla mano”.

Le riviste conservatrici replicavano accusando l’audace futura regina di essere un’opportunista assetata di potere che avrebbe avuto un’influenza pericolosa sul principe. A riprova di questo, citavano la sua evidente mancanza di rispetto nei confronti del fidanzato.

La loro prima obiezione riguardava l’abitudine di Ambra di rivolgersi al principe Julián con il solo nome di battesimo, trascurando la tradizionale consuetudine secondo cui avrebbe dovuto chiamarlo “Don Julián” o “sua altezza”.

L’altra sembrava molto più fondata. Nelle ultime settimane gli impegni di lavoro avevano impedito ad Ambra di incontrarsi con il principe, eppure lei era stata vista più volte a Bilbao mentre pranzava vicino al museo con un noto ateista americano, l’esperto di tecnologia Edmond Kirsch.

Nonostante Ambra avesse dichiarato più volte che quei pranzi erano semplici riunioni di programmazione con uno dei maggiori finanziatori del museo, fonti interne al Palazzo lasciavano intendere che il principe stava cominciando a perdere la pazienza.

E non si poteva dargli torto.

La verità era che la bellissima fidanzata di Julián – poche settimane dopo il loro fidanzamento – preferiva passare gran parte del suo tempo con un altro uomo.

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