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A Budapest, il rabbino Köves misurava a grandi passi il suo studio nel házikó illuminato dalla luce fioca. Col telecomando stretto in mano, passava nervosamente da un canale all’altro aspettando notizie dal vescovo Valdespino.

Negli ultimi dieci minuti parecchi canali all news avevano interrotto la loro abituale programmazione per trasmettere la diretta dal Guggenheim. Commentatori discutevano dei successi di Kirsch e facevano congetture sul suo imminente, misterioso annuncio. Köves fremette di disgusto nel vedere che l’interesse per l’evento aumentava vorticosamente.

“Io ho già visto questa presentazione.”

Tre giorni prima, sulla montagna di Montserrat, Edmond Kirsch aveva mostrato in anteprima una presunta versione “provvisoria” a lui, al-Fadl e Valdespino. Ora, sospettava Köves, il mondo intero stava per vedere lo stesso identico programma.

“Questa sera tutto cambierà” pensò con tristezza.

Lo squillo del telefono lo riscosse bruscamente dalle sue riflessioni. Afferrò la cornetta.

«Yehuda, temo di avere brutte notizie» cominciò Valdespino senza preamboli, poi con tono fosco gli riferì le strane voci che giungevano in quel momento dagli Emirati Arabi Uniti.

Köves si portò una mano alla bocca, inorridito. «L’allamah al-Fadl si è… suicidato?»

«Questo è ciò che ipotizzano le autorità. È stato trovato poco fa, in mezzo al deserto… come se avesse camminato fin là per morire.» Valdespino fece una pausa. «Posso solo immaginare che la tensione degli ultimi giorni sia stata troppo per lui.»

Köves rifletté su quella possibilità, assalito da un dolore e uno sconcerto profondi. Anche lui si era trovato a lottare con le implicazioni della scoperta di Kirsch, ma gli sembrava impossibile che l’allamah al-Fadl si fosse ucciso per la disperazione. «Qui c’è qualcosa che non va» dichiarò. «Io non credo che avrebbe mai fatto una cosa del genere.»

Valdespino rimase a lungo in silenzio. «Sono felice di sentirglielo dire» disse, alla fine. «Devo ammettere che anch’io trovo molto difficile da accettare che si sia trattato di un suicidio.»

«Ma allora… chi potrebbe essere il responsabile?»

«Chiunque desideri che la scoperta di Edmond Kirsch resti segreta» rispose pronto il vescovo. «Qualcuno convinto, come noi, che manchino ancora settimane al suo annuncio.»

«Ma Kirsch ha affermato che nessun altro era al corrente della sua scoperta!» replicò Köves. «Solo lei, l’allamah al-Fadl, e io.»

«Forse ha mentito anche su questo. Ma anche se fossimo solo noi tre le persone a cui l’ha detto, non dimentichi quanto era determinato il nostro amico Syed al-Fadl a rendere pubblica la cosa. È possibile che l’allamah abbia condiviso la notizia della scoperta di Kirsch con un collega negli Emirati. E magari quel collega avrà pensato, come me del resto, che la scoperta di Kirsch avrebbe potuto avere pericolose ripercussioni.»

«Cosa vuole insinuare?» ribatté il rabbino, adirato. «Che sia stato un suo collega a uccidere al-Fadl per mettere tutto a tacere? È ridicolo!»

«Rabbino» replicò calmo il vescovo «io non so cosa sia successo. Sto solo tentando di immaginare delle risposte, proprio come lei.»

Köves si lasciò sfuggire un gran sospiro. «Mi scusi. Sto ancora cercando di assimilare la notizia della morte di Syed.»

«Come me. E se Syed è stato ucciso per ciò che sapeva, dobbiamo stare molto attenti. È possibile che prendano di mira anche noi.»

Köves rifletté sulla cosa. «Una volta che la notizia diventerà di dominio pubblico, noi saremo irrilevanti.»

«Vero, ma non è ancora pubblica.»

«Monsignore, mancano pochi minuti all’annuncio. Tutte le stazioni televisive sono pronte a trasmetterlo.»

«Già…» Valdespino fece un sospiro stanco. «Pare che dovrò accettare il fatto che le mie preghiere sono rimaste inascoltate.»

Köves si chiese se il vescovo avesse davvero pregato perché Dio intervenisse e facesse cambiare idea a Kirsch.

«Anche quando la notizia diventerà pubblica» proseguì Valdespino «non saremo al sicuro. Sospetto che Kirsch si toglierà la soddisfazione di dire al mondo che tre giorni fa si è consultato con alcuni leader religiosi. Mi domando se il vero motivo di quell’incontro fosse davvero un desiderio di trasparenza morale. E, se dovesse fare i nostri nomi, io e lei saremmo oggetto di minuziose indagini e forse anche di critiche da parte dei nostri fedeli, i quali potrebbero pensare che avremmo dovuto prendere provvedimenti. Mi scusi, sono…» Il vescovo esitò, come se avesse qualcos’altro da dire.

«Cosa c’è?» lo esortò Köves.

«Possiamo parlarne più tardi. La richiamerò dopo che avremo visto come Kirsch ha gestito questa presentazione. Fino ad allora, la prego di rimanere a casa. Chiuda la porta a chiave. Non parli con nessuno. E resti al sicuro.»

«Mi sta facendo preoccupare, Antonio.»

«Non era mia intenzione» rispose Valdespino. «Non possiamo fare altro che aspettare e vedere come reagirà il mondo. Ora siamo nelle mani di Dio.»

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